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Categoria: Network e community fund raising

Il donatore in tempo di crisi: verso un maggiore attivismo?

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Ciao a tutti! Oggi vorrei lanciare un sassolino, tirando fuori un argomento su cui si dibatte, è vero, tanto, ma che sembra nessuno poi prenda sul serio: la crisi.

Siamo nel pieno di una crisi economica che, seppur mondiale, sta producendo in maniera forte i suoi effetti anche qui in Italia, strozzata dal pericolo di recessione vagheggiato dai “mercati”, ovvero dalle borse, ma anche e soprattutto da quella diffusa illegalità che porta i nomi della corruzione, dell’evasione, delle truffe e via dicendo. Questi fenomeni di illegalità si trovano in ogni strato della nostra società ed inquinano interi settori e spazi vitali del nostro paese.

Ma il nostro è un paese che sta soprattutto attraversando una profonda crisi sociale, con la perdita dei valori civili e non solo, l’aumento del razzismo, dell’individualismo ed uno sfrenato e sempre più stratificato qualunquismo.

In questo triste e sconsolante scenario il non profit italiano, con i suoi volontari, il suo senso di comunità, il suo impegno civile diventa un valore fondamentale, va oltre il suo ruolo di sostegno al welfare diventandone il paladino, diffondendo valori e solidarietà, princìpi e diritti di cui in tanti sentono oggi la mancanza. Un vero e proprio antidoto alla crisi!

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Fund raising e welfare sociale: la societa’ corre piu’ veloce del fund raising

welfare-comunità

È di qualche giorno fa la notizia (segnalatami dal mio amico Andrea Caracciolo) che a seguito della mobilitazione dei genitori dei bambini che frequentano gli asili comunali di Modena, l’assessore all’istruzione ha deciso di abbandonare l’idea di dismettere la gestione degli asili e appaltarla a soggetti privati o cooperative e di dare vita ad una fondazione non profit che si occupi di gestirli, mantenendo gli stessi standard di quelli pubblici (leggi l’articolo).

Apparentemente sembra un fatto meramente amministrativo. Invece nasconde, a mio avviso, una tendenza molto forte a rivedere i modelli di gestione del bene pubblico dopo il fallimento del welfare state e del libero mercato, guardando al delicato rapporto tra soggetti coinvolti nei servizi pubblici e reperimento delle risorse. E un invito a rivedere il senso e la natura del fund raising (come ha invitato a fare B. Casadei di Assifero. Vedi oltre).

La creazione della fondazione, infatti, permetterebbe di accedere in modo diverso a risorse differenti (oltre quelle delle tasse, peraltro bloccate in modo drastico dal patto di stabilità sottoscritto dai comuni e che impone tagli indiscriminati alla spesa pubblica per il bene del pareggio di bilancio).

Pertanto con questo tipo di scelte il fund raising diventerebbe la strategia finanziaria principale per sostenere i servizi pubblici e in qualche modo assumerebbe un significato sociale, politico ed economico pari a quello delle tasse. Come dire: da strumento di marketing per il sociale a politica economica attraverso il quale la comunità si garantisce servizi e benessere sociale.

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Fund raising e cooperazione sociale: quali opportunita’?

Fundraising cooperazione sociale

La Cooperazione Sociale, un patrimonio per l’Italia, sembra aver perso in questi anni il ruolo di protagonista nella proposta di politiche sociali innovative.

È sempre più schiacciata in un ruolo di sussidiarietà nella gestione di servizi sociali alla persona e accede prevalentemente a finanziamenti pubblici.

La recente ricerca di Luca Fazzi, sociologo dell’Università di Trento, su un campione di 400 cooperative sociali, conferma questa pericolosa tendenza: nella maggioranza le cooperative Onlus attraversano una fase di stasi se non di difficoltà economiche e intervengono su rischi sociali standard (per lo più storici).

Solo le cooperative di dimensioni medie e grandi, forti della capacità di collaborazione in rete, del personale qualificato, di professioni eterogenee e con una imprenditorialità accentuata sperimentano un’innovazione totale che va oltre le pratiche più tradizionali e i rischi sociali consolidati negli anni.

Accedono a finanziamenti misti (pubblici e privati) e rispondono in maniera innovativa ai nuovi rischi sociali.

Nel 2012 la finanza locale per i servizi sociali riceverà un 12% in meno di risorse economiche.

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Il donatore: un “target” o un “partner”?

I donatori. La nostra ossessione.

Per loro agiamo, per loro lavoriamo, per loro perdiamo spesso il sonno… e anche il senno.  Li studiamo, li analizziamo, scopriamo cosa fanno, quanti anni hanno, chi sono. Eppure, mi chiedo, siamo sicuri di sapere cosa vogliono da noi? È giusto parlarne come statistiche, come target, mere tabelle di marketing? Il donatore come un “consumatore” di buone cause? Forse. Ma in un mondo sempre più a portata di mouse, in un’era della conoscenza, io credo che il donatore sia prima di tutto un partner. Un volontario. Una persona che sceglie di sostenere la nostra stessa causa, che condivide la nostra mission.

Come tale, dunque, deve essere prima di tutto informato, non corteggiato. Coinvolto, non indotto. È il principio vincente del sostegno a distanza: il sostenitore riceve regolarmente notizie del bambino e/o della comunità dove questi vive, segue lo sviluppo e l’evoluzione delle attività intorno a lui. È un vero partner. E così dovrebbero essere tutti i donatori. Sembra ovvio, ma non è sempre così

Nel “Non Profit Report 2011 – il dono online e il rapporto con i social network” presentato da Contactlab , quello che mi ha colpito più di ogni altra cosa è la scarsa attenzione alle pagine delle OnP sui social network (solo il 26% afferma di seguirne qualcuna lì), a fronte di un alto interesse per i siti e le newsletter (il 54% visita i primi ed il 40% dichiara di leggere le seconde). Come dire, se conosco, seguo, se sono informato, condivido.

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Il progetto “Casa del Sole”: esempio di fund raising di Comunita’ al di la’ della crisi

La Cooperativa Cecilia Onlus di Roma ha promosso un progetto di casa famiglia per 4 disabili gravi.

La Casa del Sole è un luogo dove le persone potranno vivere e crescere serenamente anche perché “accompagnate” quotidianamente da operatori sociali professionalmente qualificati ed esperti.

L’originalità del progetto, che nella prima fase si prefigge di abbattere le barriere architettoniche della casa e nel renderla accogliente per i ragazzi disabili, consiste nell’alleanza stretta fra la Cooperativa Cecilia e due famiglie veramente speciali. Insieme hanno promosso una raccolta fondi per pagare le spese di ristrutturazione della casa (costo circa € 80.000).

Il finanziamento della Casa del Sole sarà realizzato con un insieme di risorse pubbliche e di donazioni di privati cittadini, aziende e fondazioni. La casa famiglia sarà una struttura della Cooperativa Cecilia ma anche di tutti quelli che con passione, solidarietà e generosità contribuiranno e parteciperanno attivamente attraverso donazioni.

I fatti hanno superato le intenzioni.
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