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Categoria: Sul fund raising

Fundraising e mission: Accattatevill’

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Sono appena tornata da Londra, città che adoro e dove il non profit prolifera a tutti i livelli.

Girando per le strade di questa splendida città ho visto una cosa che mi ha fatto riflettere e sulla quale mi sono posta un bel po’ di domande. Un negozio di Oxfam, associazione presente in molte parti del mondo e da poco anche in Italia, che esponeva in vetrina i suoi bellissimi gadgets.

Chiariamoci: Oxfam non è messa in discussione. È l’idea del negozio che mi lascia veramente perplessa. Non so voi ma io se penso ad un negozio penso ad un luogo meramente commerciale, dove c’è uno scambio di merce e soldi e dove di solito (non sempre) si emette scontrino fiscale. Un negozio in cui le commesse aspettano con ansia che entrino i clienti. E mi ha sorpreso vedere appunto il negozio di quest’organizzazione accanto a quello di Kentucky Fried Chicken, ad uno studio dentistico o ad un alimentari indiano.

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Raccolta fondi: che fine fara’ se la solidarieta’ e’ virtuale?

fundraising virtuale

Qualche giorno fa su Facebook una mia amica mi ha spedito un messaggio che recitava più o meno così:

“Ciao a tutte. Senza rispondere a questo messaggio mettete un cuore sulla vostra bacheca senza commento. Solo un cuore. Poi inviate questo messaggio a tutte le vostre amiche. Solo alle donne. E postate un cuore sulla bacheca della persona che vi ha inviato questo messaggio. Se qualcuno vi chiede perché avete tanti cuori in bacheca, non rispondete. Questo è solo per le donne, perché è la settimana per la ricerca sul cancro al seno: un piccolo gesto di solidarietà femminile. Grazie”.

A quel punto su Internet mi sono messa a cercare notizie sulla settimana per la ricerca sul cancro al seno pensando: “Forse mi è sfuggita”. Sono andata sui siti delle principali organizzazioni che si occupano del tema e non ho trovato nulla.

Ho pensato allora che questa fosse una campagna puramente simbolica senza nessun legame con una “azione”, fosse anche una raccolta di fondi.

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Fund raising e welfare sociale: la societa’ corre piu’ veloce del fund raising

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È di qualche giorno fa la notizia (segnalatami dal mio amico Andrea Caracciolo) che a seguito della mobilitazione dei genitori dei bambini che frequentano gli asili comunali di Modena, l’assessore all’istruzione ha deciso di abbandonare l’idea di dismettere la gestione degli asili e appaltarla a soggetti privati o cooperative e di dare vita ad una fondazione non profit che si occupi di gestirli, mantenendo gli stessi standard di quelli pubblici (leggi l’articolo).

Apparentemente sembra un fatto meramente amministrativo. Invece nasconde, a mio avviso, una tendenza molto forte a rivedere i modelli di gestione del bene pubblico dopo il fallimento del welfare state e del libero mercato, guardando al delicato rapporto tra soggetti coinvolti nei servizi pubblici e reperimento delle risorse. E un invito a rivedere il senso e la natura del fund raising (come ha invitato a fare B. Casadei di Assifero. Vedi oltre).

La creazione della fondazione, infatti, permetterebbe di accedere in modo diverso a risorse differenti (oltre quelle delle tasse, peraltro bloccate in modo drastico dal patto di stabilità sottoscritto dai comuni e che impone tagli indiscriminati alla spesa pubblica per il bene del pareggio di bilancio).

Pertanto con questo tipo di scelte il fund raising diventerebbe la strategia finanziaria principale per sostenere i servizi pubblici e in qualche modo assumerebbe un significato sociale, politico ed economico pari a quello delle tasse. Come dire: da strumento di marketing per il sociale a politica economica attraverso il quale la comunità si garantisce servizi e benessere sociale.

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Se questo e’ un donatore

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Alcuni giorni fa ho letto una notizia che mi ha colpito. Non tanto per la notizia ma per come il giornale l’ha trattata.

Il titolo dell’articolo era Ballo sul cubo per i bimbi africani. Si racconta l’esperienza di Imelda Lee Carioni, una ragazza italo-malese di 27 anni che sostiene un’associazione di sostegno a distanza che si chiama Mondobimbi Toscana Onlus. Un’associazione che, a detta di Imelda, ad oggi si prende cura di 700 bambini tra i 3 ed i 17 anni e attraverso cui Imelda ha adottato a distanza due bambini.

Non è sull’organizzazione che però mi voglio soffermare ma sul donatore. Nell’articolo si parla di come una persona che faccia la cubista possa coniugare valori sociali con la propria professione.

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Fund Raising: tra il dire e il fare c’e’ di mezzo… Open Onlus!

Open onlus

Vi racconto una cosa che ho saputo martedì e che mi ha emozionato.

Open Onlus è una piccola associazione di Salerno che opera nel campo dell’oncologia pediatrica. È nata per volere di genitori, medici e ricercatori da anni impegnati nella lotta contro i tumori che colpiscono i bambini. Tra i suoi obiettivi, oltre a far nascere a Salerno un centro di radioterapia pediatrica unico nel Mezzogiorno, c’è quello di potenziare la ricerca sul neuroblastoma e sui tumori solidi pediatrici.

Per realizzare questo obiettivo Open Onlus finanzia progetti di ricerca presso l’Università di Napoli Federico II e presso l’Istituto Ceinge Biotecnologie avanzate di Napoli e borse di studio pluriennali finalizzate ai suddetti progetti.

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