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Corporate Fundraising, c’e'bisogno di Supereroi?!

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Come spesso accade mi sono imbattuto in un articolo del Corriere della Sera che mi ha fatto riflettere e che mi ha fornito alcuni spunti interessanti.

Nell’articolo si racconta di una causa sociale, una mamma e un’azienda.

Come spesso accade, la causa sociale è una disabilità. Anthony Smith ha 4 anni ed è sordo da un orecchio e quasi sordo dall’altro. Ma Anthony l’apparecchio acustico proprio non lo vuole mettere, in quanto neanche i supereroi indossano apparecchi di questo tipo e Anthony è un lettore avido di supereroi e di fumetti.

Insomma Anthony quel “orecchio blu”, nome che il bambino ha dato all’apparecchio acustico proprio per il colore, non lo vuole indossare e la mamma ha provato in tutti i modi a convincere il figlio.

Quasi senza più speranze la mamma di Anthony fa una cosa che i padri del fundraising teorizzano da secoli (probabilmente non si chiamava fundraising): chiede!

Si rivolge alla Marvel, una delle case editrici di fumetti più famose al mondo,  scrivendo a un indirizzo email generico aperto agli ammiratori e fans ed espone il suo problema.

Tra corporate fundraising e responsabilità sociale di impresa

Dopo qualche giorno Christina D’Allesandro, la mamma di Anthony, riceve una sorpresa nella sua cassetta delle lettere. La Marvel ha risposto ed ha inviato un’immagine di Hawkeye, un personaggio che negli anni ’80 ha indossato un apparecchio acustico.

Ma la casa editrice non si ferma qui. Infatti nei giorni seguenti manda alla famiglia una nuova striscia di fumetti con un nuovo personaggio: Blue Ear.

Inutile dire che da quel momento Anthony non ha più voluto levare il suo apparecchio acustico, mentre la mamma, felicissima, esprime tutta la sua gioia e riconoscenza attraverso interviste alle televisioni locali, facendo un’altra cosa da fundraiser: ringrazia e fidelizza.

Mi pongo dunque alcuni interrogativi:

Sarà una fundraiser questa mamma? Possibile che una cosa del genere non sia mai venuta in mente a nessuna organizzazione?

Commenti

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mag 30, 2012
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Elena Zanella

Un racconto molto tenero. Non so se la signora sia una fundraiser ma di sicuro e’ una mamma e una mamma non si ferma davanti a nulla per il bene del proprio figlio. Ciao!

Pubblicato il
mag 31, 2012
Pubblicato da
Andrea Caracciolo di Feroleto

Ciao Elena,
hai ragione una mamma non si ferma davanti a niente e lo stesso spirito in alcuni casi andrebbe messo dai fundraiser nella loro attività…..se le idee sono buone in alcuni casi bisogna solo provarci;)
a presto

Pubblicato il
mag 31, 2012
Pubblicato da
Beppe Cacòpardo

Grazie Barbara. Come dimostra il caso qui descritto, all’azienda bastano talvolta pochi ingredienti per mettere in pratica un’azione socialmente responsabile: una buona segreteria, capacità di ascolto, attenta gestione delle relazioni umane e personali, anche via email e telefono; sensibilità, altruismo e buon senso…Una semplice risposta ad una mamma con un problema può essere più efficace di tante sofisticate e costose azioni di marketing. Brava la mamma che non ha avuto timore di chiedere e ha ottenuto il suo scopo; brava l’azienda che, prestando la dovuta attenzione, ha risolto un problema e, a costo zero, ha guadagnato in reputazione, visibilità, notorietà e consenso, attraverso l’azione spontanea e “virale” di una mamma che non solo ha saputo ringraziare, ma ha voluto anche ricambiare. Che lezione!

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giu 01, 2012
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Andrea Caracciolo di Feroleto

Caro Beppe,
è proprio così.
Mi chiedo quante volte idee piene di creatività vadano perse per l’emergenza e la fretta che spingono a seguire vie più percorribili e “calde”….

Pubblicato il
giu 01, 2012
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Raffaele Picilli

Che bella storia, una di quelle che ti fanno ricordare che nulla è davvero perso, che una speranza c’è! Un mio cliente mi diceva sempre: “tu provaci, anche se ti sembra impossibile..”

Pubblicato il
giu 01, 2012
Pubblicato da
Andrea Caracciolo di Feroleto

Caro Raffaele, nulla di più vero….
….e aggiungo: se l’idea è buona, devi solo trovare chi ne comprenda le potenzialità….
La storia in questione prova inoltre che per comunicare con le aziende dobbiamo usare canali non tradizionale, non molto tempo fa un fundraiser mi raccontava che lui usa i blog aziendali e le pagine facebook per entrare in contatto con le aziende…
Ciao

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