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	<title>BlogFundraising - Il Blog della Scuola di Roma Fund-Raising.it</title>
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		<title>+Fundraising = +Welfare. Non una certezza: una sfida da affrontare</title>
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		<pubDate>Fri, 10 May 2013 15:01:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Coen Cagli</dc:creator>
				<category><![CDATA[La ricerca sul fundraising]]></category>
		<category><![CDATA[Professione fundraiser]]></category>
		<category><![CDATA[Sul fund raising]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>No, non è un&#8217;equazione matematica e neanche l&#8217;ultima semplice regoletta per fare meglio fundraising. Anzi lo complica. È un&#8217;affermazione. Un po&#8217; velleitaria e presuntuosa, se vogliamo, ma comunque realistica e quindi inevitabile. Un&#8217;affermazione, questa, che sarà al centro di un incontro di riflessione che la Scuola di Roma Fund-Raising.it terrà a Roma il 7 giugno [...]</p><p>L'articolo <a href="http://www.blogfundraising.it/sul-fund-raising/fundraising-welfare-non-una-certezza-una-sfida-da-affrontare/">+Fundraising = +Welfare. Non una certezza: una sfida da affrontare</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.blogfundraising.it">BlogFundraising - Il Blog della Scuola di Roma Fund-Raising.it</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="page-restrict-output"><p><img class="rt-image" alt="eventi-fundraising-un-altro-welfare-è-possibile" src="http://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2013/05/banner-convegno-sfr-2013.jpg" width="431" height="184" /></p>
<p>No, non è un&#8217;equazione matematica e neanche l&#8217;ultima semplice regoletta per fare meglio fundraising. Anzi lo complica. È un&#8217;affermazione. Un po&#8217; velleitaria e presuntuosa, se vogliamo, ma comunque realistica e quindi inevitabile.</p>
<p>Un&#8217;affermazione, questa, che sarà al centro di un <strong>incontro di riflessione</strong> che la Scuola di Roma Fund-Raising.it terrà a Roma il 7 giugno prossimo coinvolgendo <strong>interlocutori di aziende, fondazioni, e protagonisti qualificati del mondo non profit</strong> quali Riccardo Bonacina (Vita non profit), Marco Morganti (Banca Prossima), Marco Livia (IREF), Caterina Torcia (manager del privato sociale), Gianni Del Bufalo (Fondazione il Faro), Gianni Palumbo (Forum del III settore del Lazio) Pino Bongiorno (Legacoop Lazio), Ciro De Geronimo e Eugenio De Crescenzo, (Presidenti regionali del settore cooperative sociali rispettivamente di Legacoop, Confcooperative e AGCI del Lazio) e altri di cui stiamo attendendo conferma.</p>
<div class="t-banner1">
<div class="t-banner-inner"><span class="t-banner-title blue">Tornando al tema che sarà al centro del confronto, intendo dire che o il fundraising si confronta seriamente con il mutato contesto sociale, culturale ed economico oppure alla lunga è destinato non a sparire (non lo farà mai!) ma ad essere sostanzialmente marginale o ininfluente.</span></div>
</div>
<p>Questo contesto, come è chiaro a tutti &#8211; quindi anche ai donatori (aziende, individui, fondazioni, reti professionali e sociali, ecc.) – è dato dal fatto che <strong>il welfare così come lo abbiamo pensato negli ultimi decenni è assolutamente insostenibile</strong>. Economicamente, politicamente, culturalmente e socialmente.</p>
<p>Fundraising e welfare sono sempre stati legati e forse il fundraising ha avuto un ruolo per il suo sviluppo prima ancora dello stato e dell&#8217;invenzione del <em>welfare state</em>.</p>
<p>Sicuramente, però, negli ultimi decenni il suo ruolo è stato quello di <strong>riempire quelle falle che fatalmente il sistema di welfare di stato ha prodotto</strong>, per mancanza di risorse, idee, capacità e volontà politica.</p>
<div class="t-banner1">
<div class="t-banner-inner"><span class="t-banner-title blue">Ma adesso il problema si è aggravato e il contesto è radicalmente cambiato.<span id="more-2937"></span></span></div>
</div>
<p>Non siamo più di fronte ad un sistema con alcune falle, ma di fronte ad <strong>un sistema che fa acqua da tutte le parti</strong>. Nel primo caso il fundraising ha assunto sempre di più il ruolo di strumento economico funzionale alla logica degli ammortizzatori sociali (turare le falle, appunto). Nel secondo caso deve poter dire qualcosa di strategico e non accessorio rispetto al problema della sostenibilità del nostro Welfare a prescindere e anche in assenza di un forte Stato. Ne avevamo già parlato al <strong><a title="La sfida del fund raising - Massimo Coen Cagli su YouTube" href="http://www.youtube.com/watch?v=M7AcoIGsXvE" target="_blank">Festival del fundraising del 2009</a></strong>.</p>
<p>In altri termini <strong>si deve rispondere alla questione se e come il fundraising possa dire la sua in modo decisivo per sostenere scuole, ospedali, servizi sociali, sicurezza sociale e ambientale delle comunità oltre chiaramente ricerca, cooperazione allo sviluppo, cultura e tutti quei beni comuni che sono allo stesso titolo pezzi essenziali del nostro welfare</strong>. E contemporaneamente se è possibile creare un rapporto con il donatore riconoscendolo non più come spettatore solidale delle nostre cause sociali (tu doni, io faccio, qualcuno beneficia), ma come attore essenziale di <strong>una nuova <em>governance</em> del welfare</strong> (io dono, io investo, io partecipo alla costruzione del benessere di comunità).</p>
<p>È un <strong>cambiamento radicale</strong> di prospettiva delle relazioni, che noi instauriamo tradizionalmente con il fundraising.</p>
<p>Di questo avevamo preso coscienza insieme ad alcuni colleghi già l&#8217;anno scorso dedicando al tema <strong><a title="Fundraising e welfare sociale: la società corre più forte del fundraising" href="http://www.blogfundraising.it/sul-fund-raising/fund-raising-e-welfare-sociale-la-societa-corre-piu-veloce-del-fund-raising/">un post sul nostro blog</a></strong> che è stato molto partecipato anche attraverso Facebook e gli altri nostri canali di comunicazione.</p>
<p>Ma <strong>bisogna passare dalla riflessione ad elementi di azione concreta</strong>. Non c&#8217;è rimasto molto tempo dato lo stato in cui versa il nostro paese. Per questo <strong>abbiamo deciso di dare vita ad un pensatoio</strong> su questa nuova sfida convocando una serie di interlocutori più che qualificati a riflettere sul <strong>rapporto possibile tra welfare e fundraising</strong>.</p>
<p>Il &#8220;pensatoio&#8221;, dal titolo <strong>&#8220;Fundraising. Un nuovo welfare è possibile&#8221;</strong>, si terrà il 7 giugno a Roma e spero vivamente che organizzazioni ed enti che oggi sono impegnati sul fronte della costruzione di nuove forme di welfare di comunità portino il loro punto di vista e soprattutto le loro esperienze di fundraising, positive o negative che siano, in modo da elaborare insieme, almeno in prospettiva, <strong>nuove strategie di raccolta fondi e un nuovo ruolo per il fundraising nel nostro paese</strong>.</p>
<p>Puoi leggere subito il <strong>programma</strong> dell&#8217;incontro e <strong>iscriverti (gratuitamente)</strong> per partecipare all&#8217;incontro <a title="Fundraising: un altro welfare è possibile" href="http://www.scuolafundraising.it/ricerca-e-sviluppo/fundraising-un-altro-welfare-e-possibile/" target="_blank"><strong>cliccando qui</strong></a>. Ti aspettiamo! Se vuoi rimanere informato sulle ultime novità riguardanti l&#8217;evento seguici su Twitter <a title="La nostra Scuola su Twitter" href="http://www.twitter.com/fundraisingroma" target="_blank"><strong>@fundraisingroma</strong></a> e <a title="La nostra Scuola su Facebook" href="http://www.facebook.com/131029746920856" target="_blank"><strong>Facebook</strong></a>.</p>
</div><p>L'articolo <a href="http://www.blogfundraising.it/sul-fund-raising/fundraising-welfare-non-una-certezza-una-sfida-da-affrontare/">+Fundraising = +Welfare. Non una certezza: una sfida da affrontare</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.blogfundraising.it">BlogFundraising - Il Blog della Scuola di Roma Fund-Raising.it</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Lasciti: il fenomeno delle fondazioni</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Apr 2013 16:35:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica De Benedittis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lasciti]]></category>
		<category><![CDATA[donatori]]></category>
		<category><![CDATA[fondazioni]]></category>
		<category><![CDATA[fundraising]]></category>
		<category><![CDATA[lasciti]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Una delle cose più sorprendenti che ho imparato occupandomi di lasciti è che, contrariamente a quello che comunemente si pensa, il testamento non riguarda tanto la morte, questa in fatti può essere considerata come un mero meccanismo di attivazione. Il testamento, al contrario, è uno strumento vivo che spiega i suoi molteplici effetti tra vivi [...]</p><p>L'articolo <a href="http://www.blogfundraising.it/lasciti/lasciti-il-fenomeno-delle-fondazioni/">Lasciti: il fenomeno delle fondazioni</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.blogfundraising.it">BlogFundraising - Il Blog della Scuola di Roma Fund-Raising.it</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="page-restrict-output"><p><img class="rt-image" alt="lasciti-fondazioni" src="http://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2013/04/lasciti-fundraising.jpg" width="431" height="220" /></p>
<p>Una delle cose più sorprendenti che ho imparato occupandomi di <a title="Lasciti" href="http://www.blogfundraising.it/tag/lasciti-2/"><strong>lasciti</strong></a> è che, contrariamente a quello che comunemente si pensa, <strong>il testamento non riguarda tanto la morte</strong>, questa in fatti può essere considerata come un mero meccanismo di attivazione. <strong>Il testamento, al contrario, è uno strumento vivo</strong> che spiega i suoi molteplici effetti tra vivi e che una volta scritto e poi pubblicato vivrà per sempre.</p>
<p>Un calzante esempio di questa longevità la si può trovare in maniera esemplare nei casi, sempre più frequenti negli ultimi tempi, in cui benestanti signori creano tramite testamento una vera e propria <a title="Fondazioni" href="http://www.blogfundraising.it/tag/fondazioni-2/"><strong>fondazione</strong></a>. Questo avviene sia per non far perdere nell&#8217;oblio il nome della famiglia, ma soprattutto per avere la certezza di una gestione oculata degli ingenti patrimoni dopo la propria morte.<span id="more-2926"></span></p>
<h2>Una fondazione dopo di me</h2>
<p>Il <strong>meccanismo istitutivo della fondazione</strong> è semplice. Forse non si può dire proprio lo stesso per la sua <strong>costituzione</strong>, che sarà compito di altri. Per capirci: da parte di chi scrive testamento basta dire che dovrà essere costituita una fondazione, specificandone il nome, che abbia come scopo quello di gestire il patrimonio da cui poi attingere fondi e che questi fondi saranno devoluti a varie associazioni o cause sociali. Di solito <strong>il testatore dà specifiche istruzioni</strong> anche sui soggetti che avranno il compito di realizzare la fondazione, con i conseguenti oneri giuridici e burocratici per dare vita a questo importante istituto.</p>
<p>Se questa tendenza si confermerà anche nei prossimi anni, <strong>chi si occupa di lasciti a 360 gradi dovrà confrontarsi anche con tale tipologia di successione</strong> che fa davvero vivere per sempre chi scrive il testamento.</p>
<p>E che implica non solo conoscenze tecnico giuridiche adeguate ma anche capacità di relazionarsi con una variegata tipologia di interlocutori. Inoltre tale tipo di lascito presuppone un interessamento ed un coinvolgimento del <em>management</em> dell&#8217;organizzazione non profit, il quale dovrà svolgere un ruolo attivo nella gestione della successione (decisione se accettare o meno il lascito e capire quali conseguenze ne deriverebbero).</p>
<p><strong>Stimolante no?</strong></p>
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		<title>Il lavoro a percentuale avvelena il fundraising (speciale Campagna 0%)</title>
		<link>http://www.blogfundraising.it/sul-fund-raising/lavoro-a-percentuale-avvelena-fundraising-digli-di-smettere-e-spiegagli-il-perche/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Apr 2013 12:09:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Coen Cagli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Associazione fundraiser]]></category>
		<category><![CDATA[Professione fundraiser]]></category>
		<category><![CDATA[Sul fund raising]]></category>
		<category><![CDATA[assif]]></category>
		<category><![CDATA[fundraising]]></category>
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		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>ASSIF, l&#8217;Associazione Italiana Fundraiser, sulla scorta delle tante segnalazioni circolate in rete circa ennesime offerte di lavoro a percentuale rivolte ai fundraisers e coerentemente con il proprio codice etico che ha detto già parole chiave su tale argomento, ha lanciato una campagna per combattere la pratica di retribuire il lavoro dei fundraisers attraverso una percentuale [...]</p><p>L'articolo <a href="http://www.blogfundraising.it/sul-fund-raising/lavoro-a-percentuale-avvelena-fundraising-digli-di-smettere-e-spiegagli-il-perche/">Il lavoro a percentuale avvelena il fundraising (speciale Campagna 0%)</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.blogfundraising.it">BlogFundraising - Il Blog della Scuola di Roma Fund-Raising.it</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="page-restrict-output"><p><img class="rt-image" title="Fundraising a percentuale: no grazie!" alt="fundraising-percentuale" src="http://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2013/04/fundraising-percentuale.jpg" width="431" height="374" /></p>
<p>ASSIF, l&#8217;Associazione Italiana Fundraiser, sulla scorta delle tante segnalazioni circolate in rete circa ennesime offerte di lavoro a percentuale rivolte ai <em>fundraisers</em> e coerentemente con il proprio codice etico che ha detto già parole chiave su tale argomento, ha lanciato una <strong>campagna per combattere la pratica di retribuire il lavoro dei <em>fundraisers</em> attraverso una percentuale sulle entrate</strong> (donazioni, sponsorizzazioni e quant&#8217;altro).</p>
<div class="t-banner1">
<div class="t-banner-inner"><span class="t-banner-title red">Non è solo un dovere aderire a questa campagna e diffonderla, ma è anche un piacere.</span></div>
</div>
<p>Perché questa equivoca e antipaticissima pratica <strong>mette a nudo alcuni aspetti estremamente critici delle organizzazioni non profit e dei loro dirigenti</strong>. Rappresenta quindi l&#8217;occasione per andare fino in fondo a tali problemi che rappresentano oggi <strong>uno degli ostacoli maggiori al reale sviluppo del fundraising</strong> e quindi anche delle stesse organizzazioni.</p>
<p>Il <a title="Fundraising a percentuale? No grazie!" href="http://www.assif.it/index.php/it/assif-informa/item/637-fundraising-a-percentuale?-no-grazie" target="_blank"><strong>manifesto lanciato da ASSIF</strong></a> – frutto della collaborazione di molti suoi soci – mette in evidenza 4 aspetti che sono essenziali <strong>per dire NO</strong> all&#8217;uso della retribuzione a percentuale:</p>
<p class="dropcap"><span class="dropcap">1</span>Un <em>fundraiser</em> sa che l&#8217;efficacia dell&#8217;attività non dipende unicamente dal proprio operato, bensì da una pluralità di fattori.</p>
<p class="dropcap"><span class="dropcap">2</span>Un <em>fundraiser</em> sa che questa forma di retribuzione può indurre a scelte e comportamenti più mirati al guadagno personale piuttosto che all&#8217;interesse dell&#8217;ente per cui opera e alla volontà del donatore.</p>
<p class="dropcap"><span class="dropcap">3</span>Un <em>fundraiser</em> sa che il suo operato è frutto di relazioni, reciproca fiducia, consenso e adesione con il donatore. Tali valori devono essere mantenuti e rispettati.</p>
<p class="dropcap"><span class="dropcap">4</span>Un <em>fundraiser</em> sa che il reale valore della prestazione fornita tiene conto anche dei risultati intangibili che la sua attività genera con passione, etica e competenze.</p>
<p>La <a title="Scuola di Roma Fund-Raising.it" href="http://www.scuolafundraising.it" target="_blank"><strong>Scuola di Roma Fund-Raising.it</strong></a> nel raccogliere e rilanciare la campagna vuole mettere in evidenza <strong>altri aspetti</strong> che qui e là sono emersi dalla sua esperienza di formazione e consulenza e che sono i seguenti.<span id="more-2913"></span></p>
<h2>Fundraising a percentuale: ulteriori aspetti negativi</h2>
<ul class="bullet-1">
<li>La proposta di lavorare a percentuale nasconde l&#8217;<strong>intenzione dell&#8217;organizzazione di non investire sulla raccolta fondi e quindi sul sostengo della propria causa e di esternalizzare ogni rischio</strong> che invece, essendo impresa sociale, va assunto dalla compagine stessa. Se un&#8217;organizzazione non si assume il rischio connesso all&#8217;impegno per il raggiungimento della causa, non si capisce perché altre persone fuori dall&#8217;organizzazione dovrebbero darsi da fare per sostenerla.</li>
<li><strong>Fa pensare che la professionalità nel fundraising sia un costo, mentre, invece, non può che essere un investimento lungimirante</strong>. Il fundraising raramente paga in tempi brevissimi e non ha come scopo riempire la cassa, ma rendere sostenibile nel tempo una causa sociale. Il piano di fundraising è per un&#8217;organizzazione come un <em>business plan</em> per un&#8217;azienda. Nessun professionista che fa un <em>business plan</em> e lo mette in opera viene pagato a percentuale. Gli investimenti non possono essere sostenuti a percentuale. I costi di fundraising sono tipografie, spese postali, acquisto di spazi pubblicitari, ecc. Come mai, allora, per questi le organizzazioni non chiedono il pagamento a percentuale? Forse sono più importanti di un lavoro del <em>fundraiser</em>?</li>
<li><strong>È fuorviante rispetto al patto che le organizzazioni stipulano con il donatore</strong>, che è costretto, a sua insaputa, a sostenere il professionista mentre i soldi gli sono stati chiesti per una causa sociale. Alla faccia della trasparenza! Allora facciamo così: se pagate un <em>fundraiser</em> a percentuale abbiate il coraggio di dire ai vostri donatori: &#8220;Guarda che noi il <em>fundraiser</em> lo paghiamo a percentuale, per cui una parte di quello che tu ci dai va al <em>fundraiser</em>. Più doni, più paghiamo il <em>fundraiser</em>!&#8221;. Ribadisco: se siete onesti e trasparenti e pagate a percentuale, cari dirigenti di organizzazioni, dovete dire ai donatori questa cosa.</li>
<li><strong>Produce un pericoloso paradosso</strong>: più soldi si raccolgono e più i soldi vengono distolti dalla causa sociale. Se io raccolgo 100 e prendo il 10% levo alla causa sociale 10. Se io raccolgo 1.000, levo alla causa sociale 100. Tutto ciò è assolutamente pazzesco.</li>
<li><strong>Assomiglia tremendamente alla tangente o alla cosiddetta marchetta</strong>, cose di cui ci stiamo liberando con grande fatica in tutti i settori e di cui i nostri interlocutori (aziende, individui, fondazioni) si vogliono liberare. Integra pericolosamente l&#8217;interesse per la causa con altri interessi personali ed economici spesso incompatibili con essa.</li>
<li><strong>I <em>fundraisers</em> non portano soldi ma costruiscono strategie, mezzi e attività che permettono all&#8217;organizzazione di trovare risorse</strong>. Non c&#8217;è un legame logico tra attività professionale del <em>fundraiser</em> e percentuale. Non è applicabile per essenza. Il <em>fundraiser</em> aiuta l&#8217;organizzazione a raccogliere. La faccia ce la mettete voi dirigenti e rappresentanti. I donatori vogliono questo, non i <em>fundraisers</em>! È molto comodo pensare di sgravarsi da questa responsabilità. È impossibile pensare di scaricarla ad un professionista che lavora a percentuale.</li>
<li><strong>Il <em>fundraiser</em> non è un procacciatore di affari.</strong> Se volete questo, andatelo a cercare da qualche altra parte ammesso che esista e faccia il suo lavoro legalmente. Non prendiamoci in giro! La percentuale è stato il sistema con il quale si sono sponsorizzati centinaia di eventi e iniziative pubbliche anche di raccolta fondi, in cui i finanziatori sapevano di pagare per uno scambio di interessi. Punto e basta. Della causa e dell&#8217;efficacia dei progetti non gliene fregava un fico secco a nessuno. Se volete un caso concreto guardate questo esempio commentato <a title="Fund raising: la Croce Rossa Italiana dà una lezione" href="http://www.blogfundraising.it/sul-fund-raising/fund-raising-croce-rossa-italiana-da-una-lezione/"><strong>poco più di un anno fa</strong></a>. Se i dirigenti del non profit vogliono perpetrare questa cultura facciano pure. Noi non li seguiamo.</li>
<li><strong>Infine ci appelliamo alla coscienza di persone che, essendo del non profit, conoscono (o dovrebbero conoscere) molto bene il problema del lavoro.</strong> Spesso vi rivolgete a giovani professionisti ai quali chiedete di lavorare sottopagandoli o pagandoli male. Non vi sembra la stessa pratica che viene fatta nei <em>call centers</em>, nella vendita porta a porta? È questo il rispetto che abbiamo per i giovani lavoratori? La crisi economica giustifica il fatto di sfruttare il lavoro delle persone? E questo vale anche per quei giovani che lavorano in aziende di <em>field marketing</em> delle quali alcune non profit si servono e delle quali dovrebbero assicurarsi circa il rispetto dei diritti dei lavoratori. <strong>Vi sembra che il fatto di lavorare per una causa sociale giustifichi un comportamento del genere?</strong> Non insisto sulle risposte perché dovrebbero essere scontate.</li>
</ul>
<h2>Occorre dire sempre NO al fundraising a percentuale</h2>
<p>Ecco perché <strong>a chi propone lavoro a percentuale va detto di NO e gli va anche spiegato perché</strong>. Affinché capisca che la strada del successo per l&#8217;organizzazione passa attraverso un&#8217;assunzione di responsabilità circa gli investimenti da fare. Il <em>fundraiser</em> (che venga dall&#8217;interno o che venga dal mercato del lavoro) è un investimento necessario.</p>
<p>Vorremmo a questo punto tranquillizzare i dirigenti. Se un <em>fundraiser</em> non è bravo, non è all&#8217;altezza o non vi va a genio, la soluzione è molto semplice: lo mandate a casa come fareste con il commercialista, con l&#8217;avvocato o con il grafico pubblicitario. Usate lo stesso metro di giudizio. E badate bene: i professionisti che ho citato non vengono pagati a percentuale. Come mai? Avete paura di chiederglielo?</p>
<p><strong>Perché, invece della percentuale, non ragionate</strong>, se proprio non potete sostenere il prezzo pieno di un apporto professionale, <strong>su un sistema premiante</strong> che permetta nel tempo di raggiungere il livello retributivo adeguato?</p>
<p><strong>Quindi, cari <em>fundraisers</em> che ricevete tali proposte:</strong></p>
<p class="dropcap"><span class="dropcap">1</span><strong>Rifiutatele.</strong></p>
<p class="dropcap"><span class="dropcap">2</span><strong>Spiegate all&#8217;interlocutore</strong> che su questa strada sta facendo del male non solo a voi ma a se stesso perché così fundraising non lo farà mai.</p>
<p class="dropcap"><span class="dropcap">3</span><strong>Invitatelo a leggere il manifesto dell&#8217;ASSIF</strong> e se volete i post scritti sui vari blog incluso questo.</p>
<p class="dropcap"><span class="dropcap">4</span><strong>Ditegli di smettere, perché così avvelena il fundraising e il non profit.</strong></p>
<p class="dropcap">Se volete, potete commentare o diffondere su Twitter. A proposito: seguiteci <a title="Segui la Scuola di Roma Fund-Raising.it su Twitter" href="https://twitter.com/#!/fundraisingroma" target="_blank"><strong>@fundraisingroma</strong></a></p>
</div><p>L'articolo <a href="http://www.blogfundraising.it/sul-fund-raising/lavoro-a-percentuale-avvelena-fundraising-digli-di-smettere-e-spiegagli-il-perche/">Il lavoro a percentuale avvelena il fundraising (speciale Campagna 0%)</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.blogfundraising.it">BlogFundraising - Il Blog della Scuola di Roma Fund-Raising.it</a>.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Cultura e sponsor: dopo il divorzio e&#8217;possibile la riconciliazione?</title>
		<link>http://www.blogfundraising.it/corporate-fund-raising/cultura-sponsor-dopo-il-divorzio-possibile-la-riconciliazione/</link>
		<comments>http://www.blogfundraising.it/corporate-fund-raising/cultura-sponsor-dopo-il-divorzio-possibile-la-riconciliazione/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 24 Apr 2013 14:06:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Coen Cagli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corporate fund raising]]></category>
		<category><![CDATA[Fundraising per arte e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[aziende]]></category>
		<category><![CDATA[comunità locale]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[fundraising]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogfundraising.it/?p=2908</guid>
		<description><![CDATA[<p>È di qualche settimana fa la notizia che il 2012 ha registrato un altro brusco calo delle sponsorizzazioni. Il che ripropone in modo cogente il tema del corporate fundraising o della filantropia di impresa che rappresenta non certo la principale, ma comunque una delle fonti più significative di sostegno della cultura Ho avuto modo, grazie [...]</p><p>L'articolo <a href="http://www.blogfundraising.it/corporate-fund-raising/cultura-sponsor-dopo-il-divorzio-possibile-la-riconciliazione/">Cultura e sponsor: dopo il divorzio e&#8217;possibile la riconciliazione?</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.blogfundraising.it">BlogFundraising - Il Blog della Scuola di Roma Fund-Raising.it</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="page-restrict-output"><p><img class="rt-image" title="Corporate fundraising e cultura" alt="fundraising-cultura" src="http://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2012/05/fundraising-cultura.jpg" width="431" height="120" /></p>
<p>È di qualche settimana fa la notizia che <strong>il 2012 ha registrato un altro brusco calo delle sponsorizzazioni</strong>. Il che ripropone in modo cogente il tema del <em>corporate fundraising</em> o della filantropia di impresa che rappresenta non certo la principale, ma comunque una delle fonti più significative di sostegno della cultura</p>
<p>Ho avuto modo, grazie all’invito fattomi da <a title="www.ilgiornaledellarte.com" href="http://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/2013/1/115441.html" target="_blank"><strong>Catterina Seia, direttore del Giornale delle Fondazioni</strong></a>, e dalla <a title="Fondazione Fitzcarraldo" href="http://www.fitzcarraldo.it/" target="_blank"><strong>Fondazione Fitzcarraldo</strong></a> &#8211; con la quale la Scuola di Roma Fund-Raising.it da anni condivide un comune impegno sul <strong>fundraising per la cultura</strong> &#8211; a discuterne in occasione della presentazione dei <a title="www.stageup.com" href="http://www.stageup.com/index.php/home-ita/183734-sponsor-nel-2013-mercato-giu-del-64" target="_blank"><strong>dati dell’ultima ricerca</strong></a> realizzata da Stage up e da Ipsos sul futuro della sponsorizzazione.</p>
<p>La ricerca in sintesi ha mostrato che:</p>
<ul class="bullet-3">
<li>In quattro anni il mercato delle sponsorizzazioni ha subito una <strong>flessione del 28%</strong> (da 1,8 a 1,3 miliardi).</li>
<li><strong>Il settore della cultura è quello che ha risentito maggiormente della crisi</strong>, con una caduta del 26,7% negli ultimi due anni. Pur essendo in flessione, lo sport resta di gran lunga il primo settore di investimento (67%) mentre la sponsorizzazione sociale (la cosiddetta solidarietà) tutto sommato tiene con un 27% dell&#8217;intero comparto.</li>
<li>Per il 2013 <strong>si prevede un ulteriore calo di oltre il 6%</strong> pari a 83 milioni di euro.<span id="more-2908"></span></li>
</ul>
<p>Circa le ragioni del calo, oltre a quella scontata dell&#8217;impatto della crisi economica sulle aziende, vengono segnalate:</p>
<ul class="bullet-3">
<li>La <strong>scarsa efficacia delle sponsorizzazioni culturali</strong> per il raggiungimento degli obiettivi di vendita che oggi sono prioritari in un&#8217;azienda.</li>
<li><strong>L&#8217;intero <em>budget</em> della comunicazione e dell&#8217;<em>advertising</em> ha avuto un brusco calo</strong> e segna un riorientamento delle aziende verso i canali e i mezzi <em>on line</em> (unico settore di comunicazione che vede una crescita degli investimenti) con risorse che probabilmente prima venivano dedicate alle sponsorizzazioni.</li>
<li>La sponsorizzazione (in particolare quella culturale) è <strong>scarsamente misurabile</strong> in termini di numero di contatti raggiunti e <em>audience</em>.</li>
<li><strong>Il quadro legislativo italiano non facilita e anzi penalizza</strong> le donazioni filantropiche e le stesse sponsorizzazioni e senza questa leva oggi è difficile sostenere investimenti in questo campo.</li>
</ul>
<div class="t-banner1">
<div class="t-banner-inner"><span class="t-banner-title green">Tuttavia mi sembrano spiegazioni tanto giuste quanto parziali e scontate. Anche in questo caso, come in tutti gli altri casi in cui riflettiamo sulle tendenze della raccolta fondi, fossilizzarsi su una valutazione di tipo economico o legata al mero punto di vista del ritorno commerciale e promozionale per le aziende, mi sembra insufficiente a trovare risposte valide alla crisi stessa.</span></div>
</div>
<p>Ad esempio, se fosse vero che le aziende sponsorizzano meno in cultura perché ciò è meno funzionale alle vendite, <strong>come spiegare il fatto che invece le sponsorizzazioni sociali tengono</strong>? Sponsorizzare la solidarietà non porta certo ad aumentare le vendite! E peraltro mi viene da domandarmi: ma chi ha mai detto che la sponsorizzazione ha come funzione primaria quella di aumentare le vendite? Storicamente non è mai stato così. O almeno non lo è stato in modo diretto. <strong>La sponsorizzazione non è certo una strategia di breve termine rispetto agli obiettivi delle aziende</strong>.</p>
<p>Credo quindi che per dare ripresa al settore del <em>corporate fundraising</em> si tratta di lavorare su diversi fronti e non solo su quello meramente economico. Proviamo a definire <strong>10 questioni di fondo dalle quali ripartire</strong>.</p>
<h2><em>Corporate fundraising</em> e cultura: 10 punti da cui ripartire</h2>
<p class="dropcap"><span class="dropcap">1</span><strong>Stabilire cosa sia sponsorizzazione, cosa sia filantropia, cosa sia investimento sociale</strong> e cosa li distingue l’uno dall’altro in modo da evitare di ragionare solo su uno strumento (sponsorizzazione) fortemente connotato come commerciale e un po&#8217; desueto ed evitando così pericolosi equivoci.</p>
<p class="dropcap"><span class="dropcap">2</span><strong>Ristabilire un patto tra enti e aziende</strong> sull’importanza di sostenere la cultura: oggi non è più tanto chiaro e scontato il perché vale la pena di farlo. E le vecchie motivazioni (prestigio, immagine, cura delle relazioni con gli interlocutori amministrativi e politici delle aziende, cultura in quanto strumento per creare turismo, vendita, ecc.) non sono sufficienti a garantire sostenibilità. Si tratta di capire se è possibile un patto su: &#8220;La cultura è importante. Punto&#8221;.</p>
<p class="dropcap"><span class="dropcap">3</span><strong>Far diventare la cultura una causa sociale</strong> (o meglio farla tornare ad essere tale, visto che già nel Dopoguerra finanziare la cultura per le aziende ha voluto dire sostenere una causa sociale e non certo cercare prestigio, fama e pubblicità), che possa collocarla non tanto nella sponsorizzazione commerciale ma negli investimenti sociali strategici.</p>
<p class="dropcap"><span class="dropcap">4</span><strong>Rafforzare il rapporto tra progetti culturali, enti culturali e comunità</strong> (che non va intesa solo come l&#8217;insieme degli &#8220;spettatori&#8221;) in modo da portare una dote più interessante e di maggiore valore sociale alle aziende: il coinvolgimento nella comunità.</p>
<p class="dropcap"><span class="dropcap">5</span><strong>Creare attorno ai progetti culturali un sistema integrato di comunicazione che unisca <em>on line</em>, <em>off line</em> e <em>social</em></strong> visto che le aziende hanno sempre più bisogno di comunicazione sociale e non meramente di quella pubblicitaria. Il settore di comunicazione sul quale gli enti culturali possono essere <em>leader</em> è senza dubbio la comunicazione sociale. Piuttosto che la comunicazione pubblicitaria e di massa.</p>
<p class="dropcap"><span class="dropcap">6</span><strong>Pensare alle aziende come partner e come attori di una <em>governance</em> della cultura</strong> e non come soggetti terzi che mettono solo i soldi. In una logica di cittadinanza di impresa le aziende sono come cittadini membri di una comunità che investono sul suo benessere. Anche perché le aziende, proprio perché marginalizzate a meri finanziatori, tendono sempre di più a fare da sole diventando ideatori e produttori di iniziative culturali.</p>
<p class="dropcap"><span class="dropcap">7</span><strong>Pensare non solo a prodotti da &#8220;sponsorizzare&#8221; ma a politiche</strong> di ideazione, progettazione e fruizione della cultura che siano longitudinali e non episodiche. Meno prodotti, insomma, e più strategie. Da elaborare insieme alle aziende.</p>
<p class="dropcap"><span class="dropcap">8</span><strong>Valorizzare e facilitare il ruolo delle aziende che investono in cultura</strong> (creando un sistema di accreditamento di coloro che lo fanno) anche come correttivo al fatto che sul piano fiscale poco si potrà fare nei prossimi anni per agevolarle.</p>
<p class="dropcap"><span class="dropcap">9</span><strong>Creare luoghi in cui i &#8220;colleghi&#8221; delle aziende e degli enti possano condividere</strong> itinerari formativi su come si chiedono e come si danno i soldi (tutto sommato i <em>fundraisers</em> e gli uomini di marketing e di responsabilità sociale di impresa sono colleghi di lavoro che si devono confrontare con problemi analoghi).</p>
<p class="dropcap"><span class="dropcap">10</span><strong>Concentrarsi sulla domanda di cultura</strong> (e quindi dialogare con la comunità) per portare questa domanda alle aziende e lavorare insieme per produrre una risposta alle aspettative.</p>
<div class="t-banner1">
<div class="t-banner-inner"><span class="t-banner-title green">Insomma: un modo per evitare solo di piangerci addosso rispetto alla crisi economica e cominciare ad individuare e soprattutto praticare vie di uscita che permettano di costruire un futuro di maggiore sostenibilità della cultura grazie alla collaborazione con le aziende.</span></div>
</div>
<p><strong>Qual&#8217;è la vostra opinione?</strong></p>
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		</item>
		<item>
		<title>La comunicazione per il fundraising passa anche per il Videosharing</title>
		<link>http://www.blogfundraising.it/web-fundraising/comunicazione-per-il-fundraising-passa-anche-per-il-videosharing/</link>
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		<pubDate>Tue, 16 Apr 2013 14:03:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Messina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web fundraising]]></category>
		<category><![CDATA[condividere]]></category>
		<category><![CDATA[crowdfunding]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>
		<category><![CDATA[web-marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Navigando per la rete, mi capita con frequenza di imbattermi in molti video dedicati a campagne di fundraising, come se stessero diventando una delle chiavi per il successo della comunicazione web. E forse è proprio così. Va detto effettivamente che un video ben strutturato, con un messaggio chiaro e di breve durata, colpisce sicuramente di [...]</p><p>L'articolo <a href="http://www.blogfundraising.it/web-fundraising/comunicazione-per-il-fundraising-passa-anche-per-il-videosharing/">La comunicazione per il fundraising passa anche per il Videosharing</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.blogfundraising.it">BlogFundraising - Il Blog della Scuola di Roma Fund-Raising.it</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="page-restrict-output"><p><img class="rt-image" title="Video per la comunicazione non profit e il fundraising" alt="video-fundraising" src="http://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2013/04/video-fundraising.jpg" width="431" height="329" />Navigando per la rete, mi capita con frequenza di imbattermi in molti <strong>video dedicati a campagne di fundraising</strong>, come se stessero diventando una delle chiavi per il successo della comunicazione web. E forse è proprio così.</p>
<p>Va detto effettivamente che un video ben strutturato, con un messaggio chiaro e di breve durata, colpisce sicuramente di più il fruitore rispetto ad un muro di parole, che molto spesso ottiene l&#8217;effetto contrario e scoraggia la lettura.</p>
<p>A questo punto mi sorge un grande interrogativo: in Italia quante associazioni già lo fanno, e quante di queste usano i video correttamente? Forse poche, troppo poche, ma nel panorama Italiano, si trovano davvero delle <strong>perle interessanti</strong>!</p>
<p>Iniziamo con il dividere i video in <strong>due categorie</strong> e facciamo qualche <strong>esempio</strong>.</p>
<p><span id="more-2884"></span></p>
<h2>I video di comunicazione</h2>
<p>Hanno lo scopo di <strong>presentare i progetti dell&#8217;associazione, di fare cronaca, di spiegare la <em>mission</em></strong> ecc. Non hanno come obiettivo primario quello di chiedere una donazione o una partecipazione di qualsivoglia genere, è solo pura sensibilizzazione.</p>
<p>Ecco qualche esempio:</p>
<p><strong>Terre des Hommes</strong> ha scelto una versione grafica molto gradevole e di breve durata per una panoramica sulla <em>mission</em>, utilizzando un linguaggio di &#8220;frasi fatte&#8221;.</p>
<div align="center"><iframe src="http://www.youtube.com/embed/m3uOBng_l9I?rel=0" height="323" width="431" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></div>
<p><strong>AMREF</strong> invece si serve di un testimonial noto (in questo caso Giobbe Covatta) per riassumere un progetto in modo spiritoso ed in un solo minuto.</p>
<div align="center"><iframe src="http://www.youtube.com/embed/rfmvLBtHpjA?rel=0" height="242" width="431" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></div>
<h2>I video di fundraising</h2>
<p><strong>Vere e proprie <em>call to action</em></strong>, spingono chi visualizza a scendere in campo per l&#8217;associazione, anche a livello economico.</p>
<p>In primo piano non c&#8217;è più la presentazione dell&#8217;associazione, se non solo per potenziare il messaggio.</p>
<p>Ecco anche qui qualche esempio:</p>
<p><strong>AGIRE</strong> in sedici secondi, dà un messaggio preciso: &#8220;Un SMS per agire e non chiudere gli occhi&#8221;. Prova a coinvolgere l&#8217;utente colpendone la coscienza.</p>
<div align="center"><iframe src="http://www.youtube.com/embed/yJm8c2zs63Q?rel=0" height="242" width="431" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></div>
<p><strong>Amnesty International</strong> usa ben tre testimonial noti per &#8220;farti alzare la voce per chi non ha voce&#8221;, facendo nomi e cognomi di donne vittime di soprusi, un messaggio molto personalizzato e diretto al pubblico femminile, che invita ad inviare un SMS.</p>
<div align="center"><iframe src="http://www.youtube.com/embed/78IORnrOYrE?rel=0" height="242" width="431" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></div>
<p>In ultimo, un messaggio di <strong>Oxfam Italia</strong>, diametralmente diverso dai precedenti, che punta a vendere regali solidali. Si tratta di un filmato molto gradevole e rilassante, realizzato in <em>stop-motion</em>, che ha i presupposti di una pubblicità &#8220;profit&#8221;, ma che vende invece risorse per i progetti!</p>
<div align="center"><iframe src="http://www.youtube.com/embed/Uj0lrKxIyac?rel=0" height="323" width="431" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></div>
<p>Se avete avuto la pazienza di leggere fino a qui e di visionare i brevi video pubblicati, vi sarete resi conto di qualche <strong>pro e contro di questo mezzo di comunicazione</strong>. Ecco quali sono.</p>
<p><strong>PRO</strong></p>
<ul class="bullet-1">
<li>Il messaggio è diretto e di facile comprensione per tutti.</li>
<li>La <em>call to action</em> è immediata: &#8220;Manda SMS&#8221;, &#8220;Compra un regalo&#8221;, &#8220;Naviga sul nostro sito&#8221;, ecc.</li>
<li>Possibilità di inserire link all&#8217;interno dei video.</li>
<li>Costi contenuti (ma occhio alla qualità del prodotto!).</li>
<li>Si veicola gratuitamente grazie al Web;</li>
<li>Il video è facile da condividere per gli utenti.</li>
</ul>
<p><strong>CONTRO</strong></p>
<ul class="bullet-1">
<li>I costi sono alti se si sceglie un lavoro grafico particolare.</li>
<li>Per cercare la necessaria brevità, il messaggio rischia di essere molto scarno</li>
</ul>
<p>In conclusione, <strong>trovo che il <em>videosharing</em> stia acquisendo sempre più importanza</strong> nella comunicazione per il nonprofit, vedo sempre più associazioni che provano ad affermarsi su YouTube (o servizi equivalenti) e pubblicano video sempre più strutturati e con un forte impatto comunicativo.</p>
<p><strong>La tua associazione non l&#8217;ha ancora fatto? Perché non provarci? Hai trovato video particolari e degni di nota? Li aspetto nei commenti!</strong></p>
<p>PS: Strizzando un occhio anche all&#8217;estero (dove i video ormai sono un <em>must</em>), mi sono imbattuto in questo di <strong>Acción contra el Hambre</strong> e l&#8217;ho trovato perfetto! Sia da un punto di vista di veicolazione del messaggio, sia sotto l&#8217;ottica della <em>call to action</em>. Godetevelo!</p>
<div align="center"><iframe src="http://www.youtube.com/embed/zoREXT8qT7g?rel=0" height="242" width="431" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></div>
</div><p>L'articolo <a href="http://www.blogfundraising.it/web-fundraising/comunicazione-per-il-fundraising-passa-anche-per-il-videosharing/">La comunicazione per il fundraising passa anche per il Videosharing</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.blogfundraising.it">BlogFundraising - Il Blog della Scuola di Roma Fund-Raising.it</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Cooperazione sociale e azioni di fundraising: “Eppur si muove”!</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Apr 2013 10:17:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giosue Pasqua</dc:creator>
				<category><![CDATA[Network e community fund raising]]></category>
		<category><![CDATA[Sul fund raising]]></category>
		<category><![CDATA[5x1000]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
		<category><![CDATA[cooperative]]></category>
		<category><![CDATA[cooperative sociali]]></category>
		<category><![CDATA[donatori]]></category>
		<category><![CDATA[fundraising]]></category>
		<category><![CDATA[nuova politica sociale]]></category>
		<category><![CDATA[raccolta fondi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Ho iniziato la ricognizione del mondo della cooperazione sociale in relazione al fundraising, conscio del significato profondo della storia scritta dalla cooperazione che ha anticipato i tempi, aperto nuove strade, costruito opportunità e creato benessere, e anche certo della forza del fund raising inteso quale strumento per la sostenibilità nel tempo di progetti ad alto [...]</p><p>L'articolo <a href="http://www.blogfundraising.it/sul-fund-raising/cooperazione-sociale-e-azioni-di-fundraising-eppur-si-muove/">Cooperazione sociale e azioni di fundraising: “Eppur si muove”!</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.blogfundraising.it">BlogFundraising - Il Blog della Scuola di Roma Fund-Raising.it</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="page-restrict-output"><p><img class="rt-image" title="Cooperazione sociale e azioni di fundraising: &quot;Eppur si muove&quot;!" alt="cooperazione sociale fund-raising" src="http://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2012/04/fundraising-cooperazione-sociale.png" width="431" height="180" /></p>
<p>Ho iniziato la <strong>ricognizione del mondo della cooperazione sociale in relazione al fundraising</strong>, conscio del significato profondo della storia scritta dalla cooperazione che ha anticipato i tempi, aperto nuove strade, costruito opportunità e creato benessere, e anche certo della forza del fund raising inteso quale strumento per la sostenibilità nel tempo di progetti ad alto valore sociale aggiunto.</p>
<div class="t-banner1">
<div class="t-banner-inner"><span class="t-banner-title green">Sono rimasto sorpreso: </span><span class="t-banner-title green">lentamente e inesorabilmente la <strong>cooperazione sociale</strong> sta riducendo la distanza con il mondo dell&#8217;associazionismo rispetto al fundraising.</span></div>
</div>
<p>Oggi nella cooperazione sociale si afferma sempre di più la <strong>cultura di una progettazione sociale</strong>, condivisa con la comunità di appartenenza, alimentata da risorse pubbliche e anche provenienti da altri mercati (individui, fondazioni, aziende) con attori sociali cooperanti e con partenariati sempre più diffusi per non perdere spinta, innovatività e sostenibilità degli interventi sociali.</p>
<p>Sembra ci sia ritardo solo</p>
<ul class="bullet-3">
<li>Nel <strong>convincere le organizzazioni di medie e grandi dimensioni, fra cui i consorzi di cooperative,</strong> a lanciarsi con convinzione nel fundraising perché è evidente che sono il segmento più capace di creare innovazione nel movimento cooperativo, per organizzazione aziendale e capacità di investimento.</li>
<li>Nel <strong>formare i propri dirigenti</strong> a fronte di un&#8217;offerta formativa sul fundraising sempre più adeguata e ritagliata sulle esigenze delle organizzazioni non profit.</li>
<li>Nella <strong>quantità di fatturato</strong> creato con il finanziamento di donazioni a qualunque titolo.</li>
</ul>
<p><span id="more-2873"></span></p>
<h2>Nuove cooperative: un cambiamento di prospettiva?</h2>
<p>Molte organizzazioni hanno già accettato la sfida del cambiamento di prospettiva nel senso di mettere <strong>al centro la Comunità e le Istituzioni pubbliche</strong> per creare nuovi servizi.</p>
<p>Mi sembra che soprattutto le <strong>cooperative di nuova costituzione</strong> abbiano una visione differente dal passato.</p>
<p>Il tempo non è passato inutilmente per la cooperazione sociale perché oggi:</p>
<p class="dropcap"><span class="dropcap">1</span><strong>Vengono espresse in maniera chiara e adeguata la <em>mission</em> e la buona causa</strong> per cui si chiede sostegno, mettendo in mostra una &#8220;nuova&#8221; identità rafforzata da una reputazione costruita giorno per giorno al fianco dei cittadini, che rende efficace e credibile la richiesta di sostegno a progetti innovativi.</p>
<p class="dropcap"><span class="dropcap">2</span><strong>Tanti progetti si trovano in rete e vengono sostenuti con una comunicazione forte</strong> soprattutto in presenza di un consistente fabbisogno economico su cui chiedere collaborazione alla Comunità.</p>
<p class="dropcap"><span class="dropcap">3</span>Si &#8220;inventano&#8221; molti modi di raccolta, con una fantasia sconosciuta in passato e si intravede <strong>una strategia sempre più articolata in cui ogni singola azione</strong> di raccolta è inquadrata.</p>
<p class="dropcap"><span class="dropcap">4</span><strong>Si percepisce il fundraising come investimento</strong> riconosciuto dalla comunità per migliorare la qualità della vita dei territori.</p>
<h2 class="dropcap">Fundraising: le cooperative in rete</h2>
<p>Trovare in rete tante cooperative conosciute e sconosciute cercando &#8220;eventi di raccolta fondi di cooperative sociali&#8221; è stato un grande piacere.</p>
<p>C&#8217;è il progetto con un fabbisogno limitato delle cooperative <a title="Cooperativa Sinergie" href="http://www.coopsinergie.org/" target="_blank" rel="nofollow"><strong>Sinergie</strong></a> e <a title="Cooperativa Il Sorbo" href="http://www.coopilsorbo.org/" target="_blank"><strong>Il Sorbo</strong></a> di Formello (Lazio) per dotare il parco giochi dei giardini comunali di una <strong>giostra accessibile ai disabili</strong> in sedia a rotelle, favorendo il gioco con altri bambini. Un progetto da € 20.000 con una strategia precisa, in cui sono coinvolti nel donare cittadini, banche e imprese con l&#8217;obiettivo di migliorare la propria comunità ed educare i bambini e i loro genitori alla cultura dell&#8217;inclusione sociale e dell&#8217;accoglienza.</p>
<p>C&#8217;è il progetto economicamente molto impegnativo di <a title="Hattiva Lab" href="http://www.hattivalab.org/" target="_blank"><strong>Hattiva Lab Onlus</strong></a> di Udine &#8220;Una Casa nel Cuore&#8221; per l’acquisto di una <strong>nuova sede per la cooperativa</strong> in cui persone disabili, minori e bambini con disturbi di apprendimento possano avere a disposizione una cucina professionale, un piccolo spaccio di prodotti di filiera sociale, un centro di aggregazione, una palestra, aule didattiche e spazi ricreativi. La sede prescelta è di 1.000 mq per un costo di € 1.218.304. Regione Friuli Venezia Giulia e Provincia di Udine contribuiscono con circa € 700.000; il rimanente va raccolto con una strategia articolata nel tempo che prevede il sostegno di fondazioni, imprese sensibili e amiche, cittadini; l&#8217;organizzazione di eventi e concerti; chiedendo un contributo per bomboniere solidali; confezionando pacchi presso le librerie, ecc.</p>
<p><a title="Cooperativa Futura Onlus" href="http://www.coopfutura.org/" target="_blank" rel="nofollow"><strong>Futura Onlus</strong></a> di Ostia è una cooperativa sociale attiva nel fund raising strategico per un progetto di creazione di un <strong>ambulatorio strutturato per accogliere bambini con disturbi autistici</strong> e seguire adeguatamente le loro famiglie. Il fabbisogno economico del progetto è di € 90.000. Raccolta del 5 per mille e organizzazione di banchetti davanti alle chiese parrocchiali sono le attività di contatto con i donatori. I <em>fundraisers</em>  di Futura sono maestri soprattutto negli eventi con <em>testimonials</em> del mondo dello spettacolo. Inoltre la dirigenza sta tentando di creare una <em>fondazione di comunità</em> coinvolgendo altre organizzazioni non profit del territorio, banche, cittadini sensibili e soprattutto utenti disabili.</p>
<div class="t-banner1">
<div class="t-banner-inner"><span class="t-banner-title green">Insieme a loro le cooperative sociali Cecilia, Nuova Socialità, La Coccinella, Thea, Ancora, Agorà97, Alambicco, Nuova Idea e tante, tante altre sono il capitale sociale dell&#8217;Italia che resiste alla crisi sociale, economica e di valori.</span></div>
</div>
<p><strong>E la vostra cooperativa cos&#8217;ha da proporre? Scrivetecelo tra i commenti.</strong></p>
<p>Vi ricordo due cose importanti:</p>
<ul class="bullet-3">
<li>Stiamo raccogliendo le iscrizioni per il nostro <a title="http://www.scuolafundraising.it/" href="http://www.scuolafundraising.it/formazione-fundraising/fund-raising-corsi/corso-base-fundraising-per-le-cooperative-sociali/" target="_blank"><strong>corso di fundraising per le cooperative sociali</strong></a> (per chi si iscrive prima c&#8217;è uno sconto).</li>
<li>Seguiteci su Twitter <a title="Twitter" href="http://www.twitter.com/fundraisingroma" target="_blank"><strong>@fundraisingroma</strong></a>.</li>
</ul>
</div><p>L'articolo <a href="http://www.blogfundraising.it/sul-fund-raising/cooperazione-sociale-e-azioni-di-fundraising-eppur-si-muove/">Cooperazione sociale e azioni di fundraising: “Eppur si muove”!</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.blogfundraising.it">BlogFundraising - Il Blog della Scuola di Roma Fund-Raising.it</a>.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Per fare fundraising e&#8217; fondamentale &#8220;dare i numeri&#8221;</title>
		<link>http://www.blogfundraising.it/sul-fund-raising/per-fare-fundraising-e-fondamentale-dare-i-numeri/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Apr 2013 14:24:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armanda Salvucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fondazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Sul fund raising]]></category>
		<category><![CDATA[condividere]]></category>
		<category><![CDATA[fondazioni]]></category>
		<category><![CDATA[fundraising]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[rendicontazione]]></category>
		<category><![CDATA[tecniche e strategie di fundraising]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Vi chiederete: &#8220;Ma è impazzita? Dare i numeri per fare fundraising? No, non sono impazzita. Vi dimostro come si rendiconta socialmente, comunicando in modo efficace. A Roma opera la Fondazione Il Faro, la cui missione è di erogare servizi per la crescita sociale, formativa e socio-educativa di giovani esposti a rischio di marginalità. Attua questa [...]</p><p>L'articolo <a href="http://www.blogfundraising.it/sul-fund-raising/per-fare-fundraising-e-fondamentale-dare-i-numeri/">Per fare fundraising e&#8217; fondamentale &#8220;dare i numeri&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.blogfundraising.it">BlogFundraising - Il Blog della Scuola di Roma Fund-Raising.it</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="page-restrict-output"><p><img class="rt-image" title="Fundraising e numeri" alt="fundraising-numeri" src="http://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2013/04/fundraising-numeri.jpg" width="431" height="235" /></p>
<p><strong>Vi chiederete:</strong> &#8220;Ma è impazzita? Dare i numeri per fare fundraising?</p>
<p>No, non sono impazzita. Vi dimostro come si rendiconta socialmente, comunicando in modo efficace.</p>
<p>A Roma opera la <strong>Fondazione Il Faro</strong>, la cui missione è di erogare <strong>servizi per la crescita sociale, formativa e socio-educativa di giovani esposti a rischio di marginalità</strong>. Attua questa sua bellissima <em>mission</em> attraverso la realizzazione di corsi di formazione professionale, orientamento al lavoro e <em>stage</em> formativi. I corsi, completamente gratuiti, sono rivolti a giovani tra i 16 e i 30 anni sia italiani sia stranieri.</p>
<p>Dalla sua apertura la Fondazione ha realizzato <strong>più di 200 corsi totalmente gratuiti</strong> per i suoi allievi, formato più di 2.500 nuovi artigiani di cui il 56% ha trovato lavoro entro pochi mesi dalla conclusione della percorso di formazione.</p>
<p><strong>Già questi numeri basterebbero a chiunque per decidere di effettuare una donazione.<span id="more-2861"></span></strong></p>
<h2>Un documento che va oltre il rendiconto</h2>
<p>Ma loro sono stati più efficaci: hanno dato vita ed emozione ai numeri <a title="Il Faro Numbers 2012" href="http://www.ilfaro.it/content/bacheca_il-faro-numbers-2012" target="_blank"><strong>in questo documento che vi mostro</strong></a>.</p>
<div class="t-banner1">
<div class="t-banner-inner"><span class="t-banner-title blue">Sono numeri che hanno un significato e che parlano di tutto il lavoro che ogni anno viene fatto all&#8217;interno della Fondazione. Dalle email spedite, alle fotocopie fatte, alle ore di spiegazione che i docenti hanno effettuato. E ti sembra di vederli all&#8217;opera.</span></div>
</div>
<p><strong>Sono numeri che danno testimonianza emozionando.</strong> Conosco la Fondazione da molti anni e a leggere quanti piedi hanno percorso l&#8217;edificio, quante volte qualcuno si è addormentato al sicuro al Faro, sapendo che spesso i ragazzi provengono da situazioni difficili e di persecuzione politica, quante lingue differenti si parlano, quanti ragazzi che grazie al wi-fi riescono a restare in contatto con le loro famiglie all&#8217;altro capo del mondo, beh, vengono i brividi.</p>
<p><strong>Sono numeri utili.</strong> È infatti utile sapere quanto costa la formazione di un ragazzo, quale e quanto materiale ci vuole per realizzare un corso, la percentuale di fondi grazie ai quali tutto questo è possibile e quanto ancora è possibile fare.</p>
<p><strong>Sono numeri che rendono orgogliosi.</strong> Il 56% dei ragazzi formati ha firmato un contratto di lavoro. Solo questa percentuale basterebbe a rendere orgoglioso chiunque. Oltre a tutti i numeri dati finora.</p>
<p>Ma sono quasi certa che siano anche orgogliosi del fatto che <strong>ogni ragazzo che passa per il Faro non lo fa inutilmente</strong>. Al contrario, va via portandosi dietro un tesoro immenso: un mestiere tra le mani.</p>
<p>Ecco. D’ora in poi nei miei corsi porterò questo documento come esempio. Di come si possa fare un <strong>rendiconto sociale efficace</strong>. Di come si possa &#8220;dare i numeri&#8221; emozionando e coinvolgendo.</p>
<p><strong>Proprio bravi! E voi che ne pensate di quest&#8217;esperienza?</strong></p>
</div><p>L'articolo <a href="http://www.blogfundraising.it/sul-fund-raising/per-fare-fundraising-e-fondamentale-dare-i-numeri/">Per fare fundraising e&#8217; fondamentale &#8220;dare i numeri&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.blogfundraising.it">BlogFundraising - Il Blog della Scuola di Roma Fund-Raising.it</a>.</p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>W il Fundraising che cambia e ci fa cambiare</title>
		<link>http://www.blogfundraising.it/professione-fundraiser/w-il-fundraising-che-cambia-e-ci-fa-cambiare/</link>
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		<pubDate>Wed, 13 Mar 2013 17:24:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armanda Salvucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Professione fundraiser]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Non sono qui per parlarvi della crisi economica. Sappiamo tutti che c&#8217;è e tutti noi siamo colpiti direttamente o indirettamente dalle sue conseguenze. Certo è che in questa situazione il fundraising di oggi non è il fundraising di ieri. E quello di oggi non sarà quello di domani. Perché cambia il contesto, cambiano le organizzazioni [...]</p><p>L'articolo <a href="http://www.blogfundraising.it/professione-fundraiser/w-il-fundraising-che-cambia-e-ci-fa-cambiare/">W il Fundraising che cambia e ci fa cambiare</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.blogfundraising.it">BlogFundraising - Il Blog della Scuola di Roma Fund-Raising.it</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="page-restrict-output"><p><img class="rt-image" title="Scuola di Roma Fund-Raising.it" alt="fundraising" src="http://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2013/03/fundraising.jpg" width="431" height="432" /></p>
<p>Non sono qui per parlarvi della crisi economica. Sappiamo tutti che c&#8217;è e tutti noi siamo colpiti direttamente o indirettamente dalle sue conseguenze.</p>
<p>Certo è che in questa situazione <strong>il fundraising di oggi non è il fundraising di ieri</strong>. E quello di oggi non sarà quello di domani. Perché cambia il contesto, cambiano le organizzazioni e cambiano i donatori. E <strong>i donatori tendono a cambiare molto più velocemente di quanto faccia il fundraising</strong> (lo stesso discorso vale per i consumatori rispetto al marketing delle aziende).</p>
<p>Inoltre, ormai è chiaro a tutti che il <a title="Fundraising" href="http://www.blogfundraising.it/tag/fundraising/"><strong>fundraising</strong></a> non è più solo un modo per mettere le zeppe ad un sistema che non è in grado di finanziare tante cause sociali necessarie, ma è esso stesso parte di un nuovo sistema per garantire un <strong>efficace <a title="Nuova politica sociale" href="http://www.blogfundraising.it/tag/nuova-politica-sociale/">welfare di comunità</a></strong>.</p>
<p>Perciò <strong>fare fundraising</strong> oggi rappresenta ancora di più una sfida per le <a title="Organizzazioni sociali" href="http://www.blogfundraising.it/tag/organizzazioni-sociali/"><strong>organizzazioni</strong></a>. Lo vediamo tutti i giorni quando facciamo formazione oppure quando portiamo avanti una consulenza.<span id="more-2849"></span></p>
<h2>Scuola di Roma Fund-Raising.it: una nuova offerta di formazione e consulenza</h2>
<p>E se tutto cambia, proprio noi che ci occupiamo di fundraising in prima persona non possiamo restare fermi, immobili. Proprio no. È per questo che in un momento di incertezza così grande la <strong>Scuola di Roma Fund-raising.it</strong> ha rielaborato la propria offerta di formazione e consulenza.</p>
<p>Come? Per i <a title="Formazione al fundraising" href="http://www.scuolafundraising.it/formazione-fundraising/" target="_blank"><strong>corsi di formazione sul fundraising</strong></a>:</p>
<p><strong>Nuovi corsi a catalogo</strong>, per nuove prospettive di fundraising: <strong><em>on line</em></strong>, <strong>politica</strong>, una attenzione particolare al mondo della <strong>cultura</strong> e <strong>itinerari certificanti</strong> per coloro che vogliono costruirsi una professione nel fundraising (dirigenti, consulenti, ecc.).</p>
<p>Un&#8217;offerta sartoriale di corsi da svolgere nella propria organizzazione <strong>(formazione in house)</strong> con prodotti specifici per biblioteche e tante altre tipologie di organizzazioni.</p>
<p><strong>Sempre gli stessi prezzi</strong> (resistiamo impavidi all&#8217;aumento dei costi per permettere a tutti di partecipare con un&#8217;ampia offerta di sconti).</p>
<p>Per la <a title="Consulenza sul fundraising" href="http://www.scuolafundraising.it/consulenza-sul-fundraising/" target="_blank"><strong>consulenza sul fundraising</strong></a> abbiamo pensato di trasformare la nostra offerta in &#8220;prodotti&#8221; che presentino chiaramente obiettivi, esiti per l&#8217;organizzazione e metodo, per rendere alle organizzazioni e agli enti che si rivolgono a noi più facile la scelta.</p>
<p>Siamo chiari a tal punto che per primi abbiamo reso pubblici i costi. Tutto questo perché <strong>fare fundraising è un investimento</strong>. Ebbene, noi vogliamo che le organizzazioni ne siano consapevoli e sappiano quali aspettative avere.</p>
<div class="t-banner1">
<div class="t-banner-inner"><span class="t-banner-title green">Ecco: ci siamo cambiati:siamo pronti!</span></div>
</div>
<p>Vi invito allora a visitare il <a title="Scuola di Roma Fund-Raising.it" href="http://www.scuolafundraising.it/" target="_blank"><strong>nostro nuovo sito</strong></a>. Io so sono di parte,ma che volete farci: è bellissimo! Voi cosa ne pensate?</p>
<p>Ps. Un ringraziamento speciale va a <a title="Baleia.org" href="http://www.baleia.org" target="_blank"><strong>Baleia &#8211; Comunicazione e Tecnologie per il Nonprofit</strong></a> per il grande lavoro svolto con il nuovo sito.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Fundraising per i comuni: 6 buone pratiche</title>
		<link>http://www.blogfundraising.it/sul-fund-raising/fundraising-per-i-comuni-6-buone-pratiche/</link>
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		<pubDate>Tue, 26 Feb 2013 12:53:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Barbara Bagli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fund raising per la PA e i servizi pubblici]]></category>
		<category><![CDATA[Sul fund raising]]></category>
		<category><![CDATA[amministrazioni pubbliche]]></category>
		<category><![CDATA[comunità locale]]></category>
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		<category><![CDATA[fundraising]]></category>
		<category><![CDATA[nuova politica sociale]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>A chi, come me, segue quotidianamente le vicende del fundraising (se non altro tramite i numerosi messaggi di Google Alert che riempiono le caselle di posta) sarà sicuramente balzata agli occhi la notizia relativa all&#8217;apertura di un Ufficio Fundraising presso il Comune di Crema. Sì, avete capito bene un comune che decide di fare fundraising. [...]</p><p>L'articolo <a href="http://www.blogfundraising.it/sul-fund-raising/fundraising-per-i-comuni-6-buone-pratiche/">Fundraising per i comuni: 6 buone pratiche</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.blogfundraising.it">BlogFundraising - Il Blog della Scuola di Roma Fund-Raising.it</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="page-restrict-output"><p><img class="rt-image" title="Fundraising per i comuni" alt="fundraising-comuni" src="http://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2013/02/fundraising-comuni.jpg" width="431" height="350" /></p>
<p>A chi, come me, segue quotidianamente le <strong>vicende del fundraising</strong> (se non altro tramite i numerosi messaggi di Google Alert che riempiono le caselle di posta) sarà sicuramente balzata agli occhi la notizia relativa all&#8217;apertura di un <a title="Crema on line" href="http://www.cremaonline.it/articolo.asp?ID=21301" target="_blank"><strong>Ufficio Fundraising presso il Comune di Crema</strong></a>.</p>
<p>Sì, avete capito bene un comune che decide di <a title="Fundraising" href="http://www.blogfundraising.it/tag/fundraising/"><strong>fare fundraising</strong></a>. Tanta sorpresa e curiosità nel fare clic sul link e poi? Devo dire che sono rimasta un po&#8217; delusa: si tratta di un buon vecchio ufficio di analisi dei bandi pubblici europei, nazionali e delle fondazioni in modo che il comune sia più efficacemente in grado di cogliere eventuali opportunità. Ne esistono già a centinaia e da più di 10 anni.</p>
<p>Intendiamoci, in ogni caso, a mio modo di vedere, questa è un&#8217;iniziativa del sindaco da applaudire, in questo momento, anche perché prevede un investimento in personale qualificato, interno o esterno che sia. <strong>Certo mi aspettavo di più</strong>, ossia che tale ufficio si occupasse anche e soprattutto di aziende, individui, investimenti sociali, finanza sociale, ecc. Almeno da quel che si legge sull&#8217;articolo, tuttavia, non è così.</p>
<div class="t-banner1">
<div class="t-banner-inner"><span class="t-banner-title blue">È chiaro però che la notizia ha evocato un tema per me di grande interesse: ossia se il fundraising sia una attività che abbia a che fare con la buona amministrazione di un comune o di un altro ente pubblico.</span></div>
</div>
<p>Caso vuole che mentre giungeva questa notizia, la <a title="Scuola di Roma Fund-Raising.it" href="http://www.scuolafundraising.it" target="_blank"><strong>Scuola di Roma Fund-Raising.it</strong></a>, su invito dell&#8217;<a title="Agenzia per lo Sviluppo Empolese Valdelsa" href="http://www.asev.it/" target="_blank"><strong>Agenzia di Sviluppo Locale dell&#8217;Empolese Valdelsa</strong></a>, teneva ad Empoli un <strong>corso sul fundraising per le amministrazioni comunali</strong>.<span id="more-2834"></span></p>
<h2>I Comuni: quantità di risorse umane di qualità</h2>
<p>Non è la prima volta (e speriamo neanche l&#8217;ultima). Ma quello che ci ha colpito in questa edizione è aver trovato un&#8217;aula molto più determinata e partecipe. Fatta di <strong>gente che già si industria in tutti i modi possibili</strong> (e impossibili) per reperire fondi alternativi alle tasse e nel contempo produce valore sociale aggiunto alle iniziative che promuove. <em>In primis</em> quelle culturali (dai musei, ai teatri, alle biblioteche) ma anche le piste ciclabili, le iniziative tese alla coesione sociale di una comunità, la cultura scientifica, le attività didattiche, il turismo responsabile, la democrazia partecipata, ecc.</p>
<p>Non erano presenti solo funzionari comunali mandati a fare un corso perché previsto nel contratto di lavoro (come ci è capitato in passato), ma anche assessori e dirigenti che hanno a fatica tolto tempo alle loro attività amministrative per investire sull&#8217;<strong>acquisizione di competenze oggi irrinunciabili per governare bene una comunità</strong>.</p>
<p>Voglio quindi innanzitutto usare <strong>le pagine del <a title="BlogFundraising" href="http://www.blogfundraising.it">BlogFundraising</a> per ringraziare</strong> (a nome della nostra Scuola e in particolare di Massimo Coen Cagli che ha tenuto in aula la docenza) i partecipanti (e l&#8217;Agenzia di Sviluppo che si è dimostrata, ancora una volta, sensibile al tema), perché sono il segno che nei nostri comuni abbiamo una grande quantità di risorse umane di qualità, che spesso non vengono valorizzare e aiutate.</p>
<p>Ad esempio: <strong>oggi per un comune è impossibile investire</strong> in servizi professionali di fundraising sia su personale interno (impossibile assumere oggi e la scarsa quantità di personale rende difficile riallocare personale interno sulle funzioni di fundraising) sia su consulenti esterni (la consulenza è vista dalla <em>spending review</em> come un diavolo, anche se dovesse servire a portare nuove risorse).</p>
<div class="t-banner1">
<div class="t-banner-inner"><span class="t-banner-title blue">Credo che il nuovo governo centrale e quelli regionali dovrebbero al contrario fare un grande investimento strategico sul fundraising per i servizi alla collettività. Sarebbe tutto sommato un investimento per migliorare la sostenibilità economica e quindi anche il risparmio delle risorse pubbliche. Ma non mi sembra – leggendo i programmi dei vari partiti – che neanche lontanamente si sia avuta questa sensibilità.</span></div>
</div>
<h2>6 indicazioni per fare fundraising nei Comuni</h2>
<p>Se su questo aspetto poco si può fare nel breve termine, invece dal corso emergono <strong>sei chiare indicazioni</strong> su come muovere la macchina del fundraising al livello degli enti locali.</p>
<p>Eccole qua.</p>
<p class="dropcap"><span class="dropcap">1</span>Creare attorno ai servizi alla collettività una <strong>dimensione non profit</strong> (amici della biblioteca, fondazione per la cultura del comune, comitato di sostegno di X o Y, ecc.) che permetta di avere un&#8217;identità sociale più forte e di gestire meglio donazioni e rapporti con i donatori.</p>
<p class="dropcap"><span class="dropcap">2</span>Creare una <strong>struttura di fundraising</strong> ad un livello centrale che metta a sistema le risorse umane, progettuali e relazionali dei singoli dipartimenti. Questo permetterebbe di portare progetti integrati alle aziende in grado di rispondere meglio alle sue aspettative, evitando forme di concorrenza interna (l&#8217;azienda X o la fondazione Y i soldi già li danno per questi servizi e quindi non dobbiamo chiederne per altri). Di conseguenza strutturare un&#8217;agenda unica delle priorità di fundraising.</p>
<p class="dropcap"><span class="dropcap">3</span><strong>Coinvolgere nella gestione del fundraising</strong> le figure politiche e la dirigenza. Questo permette di gestire al meglio in chiave fundraising le relazioni istituzionali e politiche che il comune ha già in essere. Per contro potremmo dire che un modo per non fare fundraising è quello di non investire sindaci, assessori e dirigenti della responsabilità di trovare fondi.</p>
<p class="dropcap"><span class="dropcap">4</span>Investire in <strong>formazione del personale</strong> seguendo un principio vocazionale (ossia investire sul personale che già fa per sua iniziativa e con entusiasmo fundraising) invece di cercare di far diventare <em>fundraiser</em> chi non lo vuole o non lo può fare.</p>
<p class="dropcap"><span class="dropcap">5</span><strong>Valorizzare il proprio sistema di comunicazione</strong>, utilizzando anche i nuovi strumenti <em>on line</em> e i <em>social networks</em> (a basso costo e ad alto potenziale di dialogo) in quanto valore da portare sia alle aziende (che non hanno uno strumento così forte di comunicazione con i potenziali clienti) sia verso i cittadini che possono conoscere meglio l&#8217;attività amministrativa.</p>
<p class="dropcap"><span class="dropcap">6</span><strong>Pattuire con gli <em>stakeholders</em></strong> (avendo un potere enorme di convocarli) le politiche di raccolta fondi per quei servizi che non possono più essere sostenuti con la finanza pubblica. Come dire: invece di andare dalle aziende come se fossero uno sportello <em>Bancomat</em>, creare dei tavoli in cui pattuire insieme la loro azione filantropica, valorizzandola.</p>
<p>Insomma, più che un problema tecnico o giuridico, il <strong>fundraising per i comuni</strong> è un problema di volontà politica e di diverso modo di relazionarsi con gli <em>stakeholders</em>. <em>In primis</em> il non profit che, invece di essere un concorrente potrebbe essere un alleato per la <a title="Raccolta fondi" href="http://www.blogfundraising.it/tag/raccolta-fondi/"><strong>raccolta fondi</strong></a>, in una logica di <em>partnership</em>.</p>
<p><strong>Che ne pensate?</strong></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Non profit, politica e fundraising: le richieste da fare</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Feb 2013 13:35:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giosue Pasqua</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sul fund raising]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
		<category><![CDATA[cooperative sociali]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[fundraising]]></category>
		<category><![CDATA[nuova politica sociale]]></category>
		<category><![CDATA[organizzazioni sociali]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>In Italia lo spazio della politica è occupato oggi da chi &#8220;scende in capo&#8221;, da chi &#8220;sale in politica&#8221; e da chi &#8220;sta in politica&#8221; con grandi promesse di cambiamento, di cui alcune sconfinano nella magia. Al grido da stadio &#8220;ora o mai più&#8221;, &#8220;crediamoci&#8221;, &#8220;cambiamo tutto&#8221; si candidano a dirigere il nostro paese persone [...]</p><p>L'articolo <a href="http://www.blogfundraising.it/sul-fund-raising/non-profit-politica-e-fundraising-le-richieste-da-fare/">Non profit, politica e fundraising: le richieste da fare</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.blogfundraising.it">BlogFundraising - Il Blog della Scuola di Roma Fund-Raising.it</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="page-restrict-output"><p><img class="rt-image" title="Non profit e politica" alt="Non profit e politica" src="http://www.blogfundraising.it/wp-content/uploads/2012/04/welfare-comunità.png" width="431" height="235" /></p>
<p>In Italia lo <strong>spazio della politica</strong> è occupato oggi da chi &#8220;scende in capo&#8221;, da chi &#8220;sale in politica&#8221; e da chi &#8220;sta in politica&#8221; con grandi promesse di cambiamento, di cui alcune sconfinano nella magia.</p>
<p>Al grido da stadio &#8220;ora o mai più&#8221;, &#8220;crediamoci&#8221;, &#8220;cambiamo tutto&#8221; si candidano a dirigere il nostro paese persone senza più credibilità. <strong>La fiducia degli elettori è crollata.</strong></p>
<p>In maniera più sommessa, i politici ci suggeriscono dai manifesti &#8220;tu hai la precedenza&#8221; e &#8220;sfida il futuro senza paura&#8221;.</p>
<p>In questo deserto di parole vuote, <strong>continuano ad operare giorno per giorno le organizzazioni non profit per assicurare benessere e coesione sociale</strong> attraverso servizi alla persona.</p>
<p>In particolare è meritoria l&#8217;opera di quelle organizzazioni attive su più fronti (enti locali, aziende, fondazioni, singoli cittadini) per <strong>reperire fondi e donazioni</strong> volti ad alimentare le loro buone cause anche in assenza di un chiaro quadro di riferimento nel sociale.</p>
<p>La crisi di fondi pubblici per i servizi alla persona ha solo amplificato la disattenzione della <a title="Nuova politica sociale" href="http://www.blogfundraising.it/tag/nuova-politica-sociale/"><strong>politica per il sociale</strong></a>.</p>
<p>Nessun piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali fa da cornice al percorso delle organizzazioni non profit e dà indicazioni sulle priorità sociali e sui fondi da spendere settore per settore. <strong>Prendere impegni e fare scelte nel sociale sembra inutile.</strong></p>
<p>Facendo uno sforzo in tale direzione, ecco <strong>alcune cose che il terzo settore deve chiedere</strong> per quel che riguarda i servizi sociali in Italia.<span id="more-2816"></span></p>
<h2 class="dropcap">4 interventi per il sostegno del nonprofit</h2>
<p class="dropcap"><span class="dropcap">1</span>Un <strong>piano sociale nazionale</strong> in cui i diritti inalienabili dei cittadini siano tutelati; le risorse economiche per quanto scarse siano tendenzialmente certe; i servizi ai cittadini siano interventi professionali e non denaro elargito a pioggia; in cui siano salvaguardati i servizi a minori, disabili e anziani e la forbice fra bisogni e risposte non si allarghi ancora di più; sia prevista la programmazione di nuovi servizi per i bisogni emergenti.</p>
<p class="dropcap"><span class="dropcap">2</span>Una <strong>nuova visione della &#8220;sussidiarietà orizzontale&#8221;</strong>, quella fra ente pubblico locale e terzo settore, in cui la progettazione, la direzione e la gestione dei servizi nascano con il sostegno di idee, risorse economiche e personali di una Comunità Solidale in cammino, data dalla somma di cittadini, imprese e fondazioni, oltre alle risorse pubbliche dello stato sociale. Né sussidiarietà totale con il terzo settore a dispiegare politiche sociali quale solitario protagonista, né solo servizi della pubblica amministrazione. La richiesta è una nuova politica al fianco delle tante organizzazioni non profit per diffondere eccellenze progettuali, le buone prassi del lavoro di rete, risposte adeguate alle vulnerabilità, sottolineando la partecipazione e la centralità del cittadino sensibile. La programmazione strategica va condivisa fra tutti gli attori della società e deve indicare priorità, sostenibilità e modalità di intervento.</p>
<p class="dropcap"><span class="dropcap">3</span>Una <strong>formazione di professionisti in divenire nel sociale</strong> per affrontare il mercato del lavoro a partire dalla richiesta di figure professionali sia nuove sia storiche. La domanda per la figura professionale del <em>fundraiser</em> è molto alta a fronte di un&#8217;offerta insufficiente.</p>
<p class="dropcap"><span class="dropcap">4</span>Un <strong>progetto di comunicazione istituzionale e di sensibilizzazione alle donazioni</strong> come sostegno sociale alle buone cause, aumentando le detrazioni fiscali per creare valore aggiunto con i servizi, a compensazione delle perdite di entrate fiscali per lo Stato nel breve periodo.</p>
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<div class="t-banner-inner">
<p><span class="t-banner-title blue">Il terzo settore non può farsi carico da solo, anche con gli strumenti del fundraising, di una politica di sviluppo sociale che è anche di sviluppo economico e di opportunità per i cittadini. La Politica deve promuovere il ruolo centrale delle comunità come fulcro dei servizi, valorizzare e affiancare le esperienze positive e diventare un catalizzatore delle energie positive presenti sui territori.</span></p>
</div>
</div>
<p>In caso contrario rimangono &#8220;in campo&#8221; solo clientele, interventi sporadici e disorganici, figure professionali superate e non spendibili per creare nuovo lavoro e, soprattutto, resta <strong>disarmonia nel tessuto sociale e prevalgono intolleranza e degrado</strong>.</p>
<p>Cosa ne pensate? Il dibattito è anche sul nostro profilo Twitter <a title="Segui la nostra Scuola su Twitter" href="https://twitter.com/#!/fundraisingroma" target="_blank"><strong>@fundraisingroma</strong></a></p>
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