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Categoria: Sul fund raising

La cena di raccolta fondi del PD: fundraising e/o lobbying?

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Si sono da poco concluse le due cene di raccolta fondi realizzate dal Partito Democratico guidato da Matteo Renzi per finanziare il partito.

Partiamo subito con una considerazione: le cene sono state un successone, infatti l’obiettivo di fundraising è stato ampiamente superato. Ci si era posti di raccogliere 1 milione di euro e ne sono stati raccolti, stando ad alcune indiscrezioni, 1,5 milioni. Se quindi analizziamo la questione da un punto di vista di risultato economico, chapeau ai fundraiser del PD.

Proviamo ora ad analizzare l’iniziativa da diversi punti di vista che non siano solo economici, perché il fundraising, nonostante la terminologia ponga un grosso accento sui fondi (fund), non è solo raccolta di fondi ma anche di consenso ed appoggio ad una causa sociale. Inoltre le cene non sono state esenti dalle critiche e quindi mi pare interessante approfondire la questione.

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I fundraiser chiamano. Il Governo risponde?

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Su iniziativa di Elena Zanella un gruppo di fundraiser italiani, tra i quali io, ha chiesto, con una lettera al sottosegretario Bobba, di aprire un tavolo di lavoro per dare vita anche in Italia ad una vera politica di fundraising.

L’idea è nata sulla scorta della constatazione che nella Riforma del Terzo Settore non è stato considerato per nulla il ruolo centrale della raccolta fondi, in senso professionale, per il terzo settore e per le altre organizzazioni che non hanno finalità di lucro per quanto di natura pubblica, e che questa omissione può avere effetti gravi non per la sostenibilità delle organizzazioni ma, piuttosto, per la sostenibilità del Welfare del nostro paese.

Peraltro, tra i circa 1.000 contributi ricevuti su come migliorare il cosiddetto Civil Act, il Governo ne ha ricevuto almeno uno dedicato proprio a questo tema, come frutto di un esteso lavoro di consultazione promosso dalla Scuola di Roma Fund-Raising.it che ha coinvolto circa 400 fundraiser e dirigenti di organizzazioni non profit e di servizi della pubblica amministrazione, che definiva misure e provvedimenti abbastanza facili da inserire nella Riforma.

Questa richiesta non è una questione di bottega e non riguarda interessi di una corporazione che peraltro non esiste, ma è interesse di tutti. Ed è per questo che gli altri paesi moderni stanno investendo da anni sul fundraising. Non l’Italia.

Questa nostra richiesta, che ora attende una risposta del sottosegretario Bobba, è di vitale importanza per almeno tre motivi.

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Se le cooperative sociali rinunciano al fundraising

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Presente in ogni angolo del Paese con servizi alla persona e progetti educativi e culturali, la cooperazione sociale italiana si distingue per eccellenze e ottimi interventi.

È della scorsa settimana la notizia che, nella terribile disgrazia ad Agrigento per l’esplosione di una vulcanella in cui hanno perso la vita due bambini, i primi ad intervenire a sostegno dei genitori in stato di grave shock sono stati due psicologi di una cooperativa sociale di quel territorio.

Nel Lazio la cooperazione sociale ha risposto massicciamente e con progetti di grande valore aggiunto agli avvisi pubblici della Regione dai titoli significativi: “Fraternità” e “Innova Tu. La nuova sfida dell’innovazione sociale”.

È la dimostrazione della capacità reale di incidere con progettazione innovativa.

Sembra, tuttavia, non fare ancora parte della cultura della cooperazione sociale, l’ambizione di acquisire nuovi saperi e strumenti di lavoro sul fundraising, strategico per creare nuovo benessere sociale e un’economia civile intorno a progetti di welfare capillari ed efficaci.

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No profit No IVA (la riforma del terzo settore alla prova della concretezza)

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La Scuola di Roma Fund-Raising.it ha deciso di aderire alla campagna lanciata dal Corriere della Sera e da La7 (e rilanciata sulle reti sociali con l’etichetta #NoProfitNoIva) per chiedere un intervento urgente del Governo, affinché si trovi il modo di non far pagare l’IVA connessa con operazioni e attività che producono benefici sociali per la comunità senza prevedere alcuno scopo di lucro. In questo caso l’IVA si trasforma automaticamente in un odioso quanto incoerente e ingiustificato balzello.

Ricordiamo che il caso scatenante è stata la ricostruzione del polo scolastico di Cavezzo a seguito del terremoto dell’Emilia. Un’opera del valore di 3 milioni di euro interamente sostenuta da donazioni di cittadini e sulle quali lo Stato ha lucrato la bellezza di 300.000 euro.

Un odioso balzello, appunto!

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Una storia di fundraising tra arte, rifiuti e riscatto: Waste Land

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Vi voglio raccontare una storia che parla di rifiuti, povertà, arte e fundraising.

È un racconto che arriva dal Brasile, paese fratello del nostro dove molti italiani hanno trovato nuove speranze in passato e che in queste settimane è stato sotto i riflettori per i Mondiali di Calcio. Un paese di cui in realtà si sa poco dalle nostre parti e quel poco che si sa è spesso frutto di stereotipi.

Ciò che va di moda chiamare social innovation è un ingrediente di tanti progetti nel sociale realizzati in Brasile. La cosa vale sia per quanto portato avanti da organizzazioni non profit di grande spessore sia per azioni di dimensioni ridotte e mirate a contesti ben definiti, che spesso inconsapevolmente mettono in piedi azioni innovative e di forte impatto. Ebbene, la nostra storia forse appartiene a questo secondo tipo di progetti e ha per protagonista un piccolo gruppo di persone.

Jardim Gramacho è stata per molti anni la più grande discarica di rifiuti di Rio de Janeiro e, secondo molti, dell’America del Sud. Per molto tempo i camion compattatori si sono recati qui per sversare l’immondizia di milioni di persone. Tutt’attorno a Jardim Gramacho si è sviluppato un mondo fatto di esseri umani che hanno trovato qui la loro fonte di sostentamento: in tutta l’America latina (e me ne sono occupato personalmente da ricercatore e cooperante) tanta gente vive grazie alla raccolta e alla vendita dei materiali riciclabili. Si tratta di un lavoro onesto e degno per chi lo fa, importante per l’ambiente e utile per i conti pubblici delle amministrazioni locali (che vedono ridurre di molto le quantità di rifiuti da trattare in discarica). Ma tutto questo fa parte di un altro discorso.

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Corsi di fundraising

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