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Fundraising e cooperative sociali: a che punto siamo?

 

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Negli ultimi tre mesi la Scuola di Roma Fund-Raising.it ha promosso due eventi.

Il primo è la presentazione del “Manifesto per un nuovo fundraising”, frutto di un percorso di consultazione durato due anni, con al centro nove princìpi e rimedi volti a rafforzare il welfare e la cultura del dono. Nel manifesto il fundraising è uno strumento essenziale per la sostenibilità delle cause e dei progetti che concorrono a garantire il benessere sociale, economico e culturale della nostra comunità.

Il secondo è l’Open Day appuntamento annuale per la presentazione dei corsi della Scuola, con interventi formativi “in pillole” indicative dell’attività di fundraising.

In entrambi gli eventi la partecipazione della Cooperazione Sociale è stata marginale.

Mi domando: dov’era la Cooperazione Sociale? Sicuramente era nei territori a svolgere servizi alle persone e culturali e a produrre in agricoltura e nell’artigianato.

Ma oggi è sufficiente una tale presenza per un posizionamento significativo e una sostenibilità a lungo termine?

Per rispondere in maniera non semplicistica si può dire che la Cooperazione Sociale è già in movimento per creare un unico punto di riferimento denominato Alleanza delle Cooperative Italiane (ACI), in cui si confrontino le diverse anime e identità del movimento cooperativo al fine di arrivare entro il 2017 ad un’unica rappresentanza di sintesi. Inoltre la Cooperazione Sociale è leader nella progettazione sociale e nei servizi.

È invece pressoché assente nel cambio culturale per rafforzare l’economia civile, avviato con l’apertura al mondo delle donazioni individuali e alla condivisione di buone cause con le aziende.

Per tornare alla domanda, perciò, si può affermare che il posizionamento della Cooperazione Sociale è scarso poiché da un lato non si manifestano i suoi valori e la sua identità distintiva e dall’altro il valore aggiunto creato sui territori non ha rilevanza.

Ancora oggi l’immagine della Cooperazione Sociale è schiacciata nell’idea di un settore parastatale, nel ritratto sbiadito di dirigenti che consumano i corridoi degli assessori, nella sensazione di scarso contatto con le comunità al di là delle ore di lavoro retribuite, di organizzazioni in cui addirittura non tutti i soci contribuiscono, destinando il loro 5 per 1000.

Insomma come direbbe Checco Zalone: “Un insieme di lavoratori con il posto quasi fisso”.

La cooperazione sociale finora si è tenuta a debita distanza da nuove strategie di intervento con il supporto di fundraising strategico, che oggi favorisce la sostenibilità di nuovi progetti, attraverso il sostegno delle comunità.

In attesa della definizione dell’ACI, non si devono perdere altri treni con motivazioni già ampiamente sentite del tipo: vi sono gruppi dirigenti saturi di lavoro, risorse umane inadeguate da spendere nel lavoro di fundraising, c’è l’ impossibilità di investimenti nel fundraising e una cattiva stampa che vede tutte le cooperative sociali inserite nel sistema del malaffare politico.

Né si può essere soddisfatti dalle esperienze sporadiche di successo nella raccolta fondi da parte delle cooperative sociali che sono il frutto dell’azione di singoli fundraiser e non di programmazione e politiche condivise sul fundraising da dirigenti e dai corpi sociali.

Le esperienze di successo e replicabili coprono le dita di due mani, ad essere realisti.

In gioco c’è il futuro in cui le cooperative sociali, come altri attori, sono chiamate a coniugare innovazione sociale e sostenibilità dei progetti, per arricchire le comunità e salvaguardare la vita stessa delle organizzazioni non profit.

Interessanti raccolte del 5 per 1000, interventi innovativi con il sostegno delle comunità, qualche lascito testamentario devono sposarsi, con una chiara strategia di progettazione sociale, con gli strumenti del fundraising.

Oggi, i progetti presentati alle istituzioni pubbliche devono indicare il cofinanziamento da parte delle organizzazioni non profit: chi raccoglie fondi ha sicuramente un posizionamento più adeguato ai tempi.

Per questa serie di considerazioni, ma soprattutto perché il welfare italiano ha bisogno dei saperi e delle esperienze delle Cooperative Onlus e le Onlus hanno bisogno del metodo e della strategia di fundraising, la Scuola di Roma Fund-Raising.it, da metà del mese di Marzo, ha deciso di dedicare al mondo della cooperazione un programma per il 2016 dal titolo “Il fundraising non può fare a meno della cooperazione sociale, la cooperazione sociale non può fare a meno del fundraising”.

Consorzi e gruppi di cooperative possono richiedere incontri e/o presentazioni dei docenti della Scuola di Roma Fund-Raising.it sul “fundraising subito” presso le proprie sedi, a titolo gratuito e con l’indicazione delle 5 cose per la raccolta fondi che le Cooperative Sociali possono fare subito.

Per ogni informazione chiamateci al numero 06.6570057. Inoltre, Giosuè Pasqua terrà una sessione di Skype Call gratuite il 3 Marzo dalle 14 alle 17: potete prenotarvi on line qui.

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