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Fundraising per i comuni: 6 buone pratiche

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A chi, come me, segue quotidianamente le vicende del fundraising (se non altro tramite i numerosi messaggi di Google Alert che riempiono le caselle di posta) sarà sicuramente balzata agli occhi la notizia relativa all’apertura di un Ufficio Fundraising presso il Comune di Crema.

Sì, avete capito bene un comune che decide di fare fundraising. Tanta sorpresa e curiosità nel fare clic sul link e poi? Devo dire che sono rimasta un po’ delusa: si tratta di un buon vecchio ufficio di analisi dei bandi pubblici europei, nazionali e delle fondazioni in modo che il comune sia più efficacemente in grado di cogliere eventuali opportunità. Ne esistono già a centinaia e da più di 10 anni.

Intendiamoci, in ogni caso, a mio modo di vedere, questa è un’iniziativa del sindaco da applaudire, in questo momento, anche perché prevede un investimento in personale qualificato, interno o esterno che sia. Certo mi aspettavo di più, ossia che tale ufficio si occupasse anche e soprattutto di aziende, individui, investimenti sociali, finanza sociale, ecc. Almeno da quel che si legge sull’articolo, tuttavia, non è così.

È chiaro però che la notizia ha evocato un tema per me di grande interesse: ossia se il fundraising sia una attività che abbia a che fare con la buona amministrazione di un comune o di un altro ente pubblico.

Caso vuole che mentre giungeva questa notizia, la Scuola di Roma Fund-Raising.it, su invito dell’Agenzia di Sviluppo Locale dell’Empolese Valdelsa, teneva ad Empoli un corso sul fundraising per le amministrazioni comunali.

I Comuni: quantità di risorse umane di qualità

Non è la prima volta (e speriamo neanche l’ultima). Ma quello che ci ha colpito in questa edizione è aver trovato un’aula molto più determinata e partecipe. Fatta di gente che già si industria in tutti i modi possibili (e impossibili) per reperire fondi alternativi alle tasse e nel contempo produce valore sociale aggiunto alle iniziative che promuove. In primis quelle culturali (dai musei, ai teatri, alle biblioteche) ma anche le piste ciclabili, le iniziative tese alla coesione sociale di una comunità, la cultura scientifica, le attività didattiche, il turismo responsabile, la democrazia partecipata, ecc.

Non erano presenti solo funzionari comunali mandati a fare un corso perché previsto nel contratto di lavoro (come ci è capitato in passato), ma anche assessori e dirigenti che hanno a fatica tolto tempo alle loro attività amministrative per investire sull’acquisizione di competenze oggi irrinunciabili per governare bene una comunità.

Voglio quindi innanzitutto usare le pagine del BlogFundraising per ringraziare (a nome della nostra Scuola e in particolare di Massimo Coen Cagli che ha tenuto in aula la docenza) i partecipanti (e l’Agenzia di Sviluppo che si è dimostrata, ancora una volta, sensibile al tema), perché sono il segno che nei nostri comuni abbiamo una grande quantità di risorse umane di qualità, che spesso non vengono valorizzare e aiutate.

Ad esempio: oggi per un comune è impossibile investire in servizi professionali di fundraising sia su personale interno (impossibile assumere oggi e la scarsa quantità di personale rende difficile riallocare personale interno sulle funzioni di fundraising) sia su consulenti esterni (la consulenza è vista dalla spending review come un diavolo, anche se dovesse servire a portare nuove risorse).

Credo che il nuovo governo centrale e quelli regionali dovrebbero al contrario fare un grande investimento strategico sul fundraising per i servizi alla collettività. Sarebbe tutto sommato un investimento per migliorare la sostenibilità economica e quindi anche il risparmio delle risorse pubbliche. Ma non mi sembra – leggendo i programmi dei vari partiti – che neanche lontanamente si sia avuta questa sensibilità.

6 indicazioni per fare fundraising nei Comuni

Se su questo aspetto poco si può fare nel breve termine, invece dal corso emergono sei chiare indicazioni su come muovere la macchina del fundraising al livello degli enti locali.

Eccole qua.

1Creare attorno ai servizi alla collettività una dimensione non profit (amici della biblioteca, fondazione per la cultura del comune, comitato di sostegno di X o Y, ecc.) che permetta di avere un’identità sociale più forte e di gestire meglio donazioni e rapporti con i donatori.

2Creare una struttura di fundraising ad un livello centrale che metta a sistema le risorse umane, progettuali e relazionali dei singoli dipartimenti. Questo permetterebbe di portare progetti integrati alle aziende in grado di rispondere meglio alle sue aspettative, evitando forme di concorrenza interna (l’azienda X o la fondazione Y i soldi già li danno per questi servizi e quindi non dobbiamo chiederne per altri). Di conseguenza strutturare un’agenda unica delle priorità di fundraising.

3Coinvolgere nella gestione del fundraising le figure politiche e la dirigenza. Questo permette di gestire al meglio in chiave fundraising le relazioni istituzionali e politiche che il comune ha già in essere. Per contro potremmo dire che un modo per non fare fundraising è quello di non investire sindaci, assessori e dirigenti della responsabilità di trovare fondi.

4Investire in formazione del personale seguendo un principio vocazionale (ossia investire sul personale che già fa per sua iniziativa e con entusiasmo fundraising) invece di cercare di far diventare fundraiser chi non lo vuole o non lo può fare.

5Valorizzare il proprio sistema di comunicazione, utilizzando anche i nuovi strumenti on line e i social networks (a basso costo e ad alto potenziale di dialogo) in quanto valore da portare sia alle aziende (che non hanno uno strumento così forte di comunicazione con i potenziali clienti) sia verso i cittadini che possono conoscere meglio l’attività amministrativa.

6Pattuire con gli stakeholders (avendo un potere enorme di convocarli) le politiche di raccolta fondi per quei servizi che non possono più essere sostenuti con la finanza pubblica. Come dire: invece di andare dalle aziende come se fossero uno sportello Bancomat, creare dei tavoli in cui pattuire insieme la loro azione filantropica, valorizzandola.

Insomma, più che un problema tecnico o giuridico, il fundraising per i comuni è un problema di volontà politica e di diverso modo di relazionarsi con gli stakeholders. In primis il non profit che, invece di essere un concorrente potrebbe essere un alleato per la raccolta fondi, in una logica di partnership.

Che ne pensate?

Commenti

Pubblicato il
Gen 17, 2017
Pubblicato da
Enrico

Buonasera, vorrei sapere se un Comune vittima del terremoto potrebbe “acquistare” un sms solidale per ricevere le donazioni per aiutare i propri cittadini. Grazie in anticipo della vs. risposta

Massimo Coen Cagli
Pubblicato il
Gen 18, 2017
Pubblicato da
Massimo Coen Cagli

Gentile Enrico, ad oggi in Italia non c’è la possibilità di acquistare un sms solidale. Nel senso che esso viene accordato dalle compagnie telefoniche a progetti ritenuti socialmente rilevanti e per i quali il proponente (in questo caso il comune) è in grado di garantire un adeguato piano di comunicazione che permetta ragionevolmente di far sapere a tanta gente di questa opportunità (che è ragione del successo della campagna). In genere questo viene fatto grazie ad accordi con grandi media (RAI, Fininvest, Quotidiani, radio, ecc….). Quindi i presupposti per poter procedere a richiedere l’uso di una numerazione solidale sono un progetto chiaramente finalizzato (un generico aiuto forse è troppo poco….), un accordo con mezzi di comunicazione che ti garantiscano la adeguata copertura informativa e promozionale. Oltre ai media è importante che tu abbia un piano di comunicazione diretta, un sistema di passaparola, l’uso dei social network e di internet in generale. Tuttavia il fatto di essere sostenuto da canali informativi di massa è sostanzialmente indispensabile per una buona riuscita. Con questi presupposti puoi contattare uno degli operatori di telefonia mobile (Vodafone, TIM, Wind) e fare la richiesta verificando con loro la disponibilità di periodi in cui riservarti un numero. In pratica però si tratta di lavroare contemporaneamente su deu tavoli: quello delle compagnie telefoniche (infatti i Media ti chiederanno prima se ti hanno accordato la numerazione solidale) e quello dei Media (infatti le compagnie ti chiederanno subito se hai degli accordi con i Media). Circa la titolarità di una Amministrazione comunale a fare questa richiesta credo proprio che non vi siano problemi. Nel caso della RAI, solo dopo un accordo formale con l’azienda (devi rivolgerti al Segretariato Sociale) potrai eventualmente contattare direttori e responsabili di singole testate e trasmissioni televisive per poter chiedere ospitalità. Ossia: Senza un accordo generale nessuna trasmissione può ospitare una campagna di raccolta fondi per sua iniziativa autonoma. Auguri per tutto e se lo ritieni necessario siamo a tua disposizione per utleriori chiarimenti.

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