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Civil Act: occasione per rendere il fundraising un pilastro del welfare

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Il 20 maggio si è tenuto l’incontro promosso da Vita tra Matteo Renzi e le associazioni del Comitato Editoriale (di cui la nostra Scuola fa parte). È stato un incontro molto positivo e voglio ringraziare Riccardo Bonacina e lo staff di Vita per aver realizzato uno spazio abbastanza inedito di dialogo tra Governo e variegato mondo nonprofit.

C’ero anch’io ma non sono riuscito ad intervenire pubblicamente dati i tempi stretti dell’incontro. La cosa che sicuramente avrei detto è che il Civil Act, se preso seriamente non solo dal Governo ma anche dal nonprofit, non sarà certo la soluzione di tutti i problemi, ma sicuramente sarà una leva per mettere in moto un processo di cambiamento. Anche sul fundraising. Ho solo paura che i professionisti, i dirigenti delle organizzazioni non profit e gli altri soggetti pubblici e privati che si occupano di fundraising non lo abbiano capito appieno.

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L’importanza della mission nel sociale: 3 casi che parlano da soli

Mission, nonprofit e fundraising

La mission è uno dei cinque assi alla base del successo di un’organizzazione non profit alla ricerca di fondi per finanziare i propri progetti. È perciò vitale renderla chiara e rappresentarla al meglio a tutti i soggetti potenzialmente interessati a donare fondi.

Da un’indagine GfK Eurisko risulta che il 58% dei donatori regolari sostiene un’organizzazione non profit per la sua mission/causa. Lo stesso avviene anche nel caso del 77% di donatori saltuari.

Il coinvolgimento personale e la fiducia sono motivazioni meno decisive nella scelta del donatore rispetto all’identità sociale espressa nella mission.

Sono sempre più, perciò, gli attori sociali che hanno compreso l’importanza di una mission chiara dall’esterno e condivisa all’interno dell’organizzazione, per diventare protagonisti di sviluppo sociale con il sostegno dei donatori e nel ruolo di investitori sociali.

Lo slogan: “No mission? No money!” riassume l’incapacità, soprattutto per il non profit, di attrarre risorse economiche senza una mission, con il conseguente “No money? No mission!”.

Mi hanno favorevolmente impressionato alcuni episodi recenti rivelatori delle scelte di fondo di tre attori sociali importanti (due non profit e una banca cooperativa) nella “difesa” della propria mission. Mi hanno ricordato che ogni organizzazione non profit deve salvaguardare il suo patrimonio di valori e la propria identità al di là di scelte momentanee di convenienza.

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Social Media per il Fundraising: procediamo con ordine!

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Facebook, Twitter, Tumblr, Instagram, Pinterest, Flickr, LinkedIn, Google +, Vine, WordPress, Myspace, Foursquare… Queste poche piattaforme bastano solo a scalfire la punta dell’iceberg delle possibilità offerte dal mondo dei social media. Cerchiamo però di stare attenti e non disperderci troppo!

Ogni social network ha la sua destinazione d’uso: condivisione di contenuti testuali, immagini, geolocalizzazione, microblogging, videosharing e così via.

La cosa importante, a questo punto, diventa quella di saperne scegliere due o tre in grado di veicolare al meglio la nostra causa sociale, evitando in questo modo di cadere nel tipico errore di aprire una ventina di profili e di gestirne realmente solo tre.

Il rischio di aprire un profilo su un social network è reale se non lo si fa con le dovute cautele: pensiamo ad un utente che ci scrive su Twitter al quale non rispondiamo mai perché l’ultima volta che ci siamo collegati al servizio di microblogging eravamo connessi con il modem 56k! Cosa può pensare di noi?

Sicuramente niente di positivo! Abbiamo perso così un contatto e chissà quanti altri, dal momento che sui social network è facile condividere il proprio disappunto con altre persone connesse al nostro medesimo account.

Il mio consiglio è quindi di scegliere con criterio e con coscienza le nostre possibilità. Facciamo qualche esempio.

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Mobile fundraising: occasioni e prospettive

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“Il mondo in una mano”, cita lo slogan di un colosso tecnologico riferendosi al sempre più grande mercato degli smartphone.

La domanda però è: quale mondo? Il nonprofit? In Italia?

Rispetto ai nostri colleghi europei siamo decisamente indietro, sia per possibilità che per inventiva e questo è davvero un peccato! Basti pensare che il 53% degli italiani ha uno smartphone e, che questi siano di un tipo o di un altro, il concetto è sempre lo stesso: connettività sempre e a portata di mano.

Se ci pensiamo bene è vero: è l’oggetto che usiamo di più durante il giorno, ci leggiamo le notizie, ci guardiamo il meteo, lo sport e un’infinità di altre cose! Perché, allora, la Ong per la quale dono non deve far parte di questo universo?

Siamo sempre in cerca di forme di comunicazione innovative; vogliamo infatti arrivare al cuore dei donatori ed estendere la nostra rete di contatti. Non possiamo permetterci di tralasciare l’enorme fetta di possibilità che ci propone il mondo della telefonia mobile.

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Aprire un blog: fundraising e comunicazione

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Il blog sarà ancora per lungo tempo lo snodo nevralgico della comunicazione on line. Lo dicono i numeri di WordPress, la piattaforma più completa per la gestione dei blog. Nel momento in cui scrivo quest’articolo i blog e i siti sviluppati con WordPress sono quasi 68 milioni in giro per il mondo (erano 67 milioni un mese fa e 62 milioni a marzo).

L’era del Web 2.0 non ha scalfito la diffusione dei blog, i quali, al contrario, hanno saputo integrarsi a pieno con le nuove possibilità offerte dai social network, potenziandole e donandogli significato.

Per questo una seria strategia di comunicazione on line non può prescindere dall’aprire un blog. Comunicare on line è utile e pressoché inevitabile visto che:

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Corsi di fundraising

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