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Post con Tag ‘crowdfunding’

La comunicazione per il fundraising passa anche per il Videosharing

video-fundraisingNavigando per la rete, mi capita con frequenza di imbattermi in molti video dedicati a campagne di fundraising, come se stessero diventando una delle chiavi per il successo della comunicazione web. E forse è proprio così.

Va detto effettivamente che un video ben strutturato, con un messaggio chiaro e di breve durata, colpisce sicuramente di più il fruitore rispetto ad un muro di parole, che molto spesso ottiene l’effetto contrario e scoraggia la lettura.

A questo punto mi sorge un grande interrogativo: in Italia quante associazioni già lo fanno, e quante di queste usano i video correttamente? Forse poche, troppo poche, ma nel panorama Italiano, si trovano davvero delle perle interessanti!

Iniziamo con il dividere i video in due categorie e facciamo qualche esempio.

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Fund raising e welfare sociale: la societa’ corre piu’ veloce del fund raising

welfare-comunità

È di qualche giorno fa la notizia (segnalatami dal mio amico Andrea Caracciolo) che a seguito della mobilitazione dei genitori dei bambini che frequentano gli asili comunali di Modena, l’assessore all’istruzione ha deciso di abbandonare l’idea di dismettere la gestione degli asili e appaltarla a soggetti privati o cooperative e di dare vita ad una fondazione non profit che si occupi di gestirli, mantenendo gli stessi standard di quelli pubblici (leggi l’articolo).

Apparentemente sembra un fatto meramente amministrativo. Invece nasconde, a mio avviso, una tendenza molto forte a rivedere i modelli di gestione del bene pubblico dopo il fallimento del welfare state e del libero mercato, guardando al delicato rapporto tra soggetti coinvolti nei servizi pubblici e reperimento delle risorse. E un invito a rivedere il senso e la natura del fund raising (come ha invitato a fare B. Casadei di Assifero. Vedi oltre).

La creazione della fondazione, infatti, permetterebbe di accedere in modo diverso a risorse differenti (oltre quelle delle tasse, peraltro bloccate in modo drastico dal patto di stabilità sottoscritto dai comuni e che impone tagli indiscriminati alla spesa pubblica per il bene del pareggio di bilancio).

Pertanto con questo tipo di scelte il fund raising diventerebbe la strategia finanziaria principale per sostenere i servizi pubblici e in qualche modo assumerebbe un significato sociale, politico ed economico pari a quello delle tasse. Come dire: da strumento di marketing per il sociale a politica economica attraverso il quale la comunità si garantisce servizi e benessere sociale.

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Fund raising senza valore aggiunto. Necessario, forse, ma non per forza giusto.

Raccolta fondi per la benzina della polizia

Fino a qualche anno fa l’accoppiamento fra fundraising e Polizia di stato non era  immaginabile e, a ben pensare, nemmeno tra raccolta fondi e scuola, riparazione delle strade, sanità e tanti altri servizi che fanno parte del nostro buon vecchio welfare state.

Ormai l’uso del fund raising da parte di pezzi disastrati del welfare state è stato ampiamente sdoganato. E questo è un fatto buono perché prima o poi il fund raising andrà integrato nelle strategie economiche del welfare. Certo in tutt’altro modo rispetto a quello che si sta usando adesso.

È il caso, tra i tanti, della raccolta fondi per comprare la benzina necessaria a far marciare le volanti della polizia. Il caso del sindacato di polizia di Genova è solo uno ma ve ne sono molti altri in rete.

Che sia un caso di fund raising, non c’è dubbio. Che sia atipico, anche.
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Da Cliente ad Azionista sociale…

Il 27 aprile 2009 veniva realizzata presso Civita l’incontro “Civita per i Giovani – Giornalismo, media, potere: l’informazione al tempo della crisi”, con Massimo Giannini (La Repubblica).

Al termine dell’incontro parlammo del caso Huffington Post, un giornale online che viveva già allora di solo finanziamenti mediante donazione (15 milioni di dollari nel 2009), e gli chiesi se fosse possibile fare una cosa simile in Italia. Anche lui si disse molto interessato dal caso, ma disse che probabilmente non sarebbe possibile.

Dopo oltre due anni l’Huffington Post è considerato uno dei giornali più influenti negli Stati Uniti, è stato venduto per oltre 300 milioni di dollari ad AOL e ora si appresta a sbarcare in Italia.

Il video su Repubblica.it

Non è che il Fundraising sta sostituendo gli scambi commerciali?! Visto che, più che di cliente, si parla sempre più di azionista sociale?

Che ne pensate?

Crowdfunding, una piccola Rivoluzione

Crowdfunding e fundraising
Crowdfunding non solo un mezzo ma una piccola rivoluzione nei rapporti fra donatore e cause sociali.

Si stanno moltiplicando anche in Italia le iniziative di crowdfunding (letteralmente finanziamento da parte della folla), grazie all’attivazione di alcune piattaforme che organizzano e facilitano lo scambio diretto tra donatori (e/o veri e propri finanziatori) e “portatori” di progetti. La maggior parte di queste iniziative sono mosse da un legittimo obiettivo di business raggiunto attraverso la trattenuta di una percentuale sui finanziamenti ricevuti (non tutte e con quote differenti).

Il fenomeno (di cui abbiamo parlato nella nostra Survey sul futuro del fundraising), giunto rapidamente da noi proprio grazie a queste piattaforme, nasce nel mondo anglosassone e in particolare negli USA. Non sposta un grande volume di denaro e quindi non va preso come la soluzione dei problemi del fund raising o come il suo futuro (spesso si sono prese delle vere e proprie cantonate celebrando nuovi mezzi di fund raising come “risolutivi” e rivoluzionari, penso a Second life o allo stesso Facebook). Tuttavia il fenomeno porta con sé elementi di innovazione importanti.

Il primo è la forte presenza di progetti culturali, artistici e spettacolari, anche di carattere televisivo e cinematografico. Il che rappresenta una assoluta novità per un settore totalmente dipendente da fondi pubblici o da sponsorizzazioni molto commerciali, con produzione di conseguenti paradossi circa la libertà di produzione e la reale competitività tra i progetti stessi.

Il fatto che un numero significativo di persone mostri una tendenza a sostenere direttamente il settore della cultura in modo libero e slegato da canali istituzionalizzati, mette in evidenza che la causa sociale della cultura (in senso lato) trova una certa ricettività nel largo pubblico.

Pubblico che oggi non è stato coinvolto nel fund raising proprio dalle associazioni e istituzioni culturali, che probabilmente hanno pensato che non potesse capire o non avesse interesse per la cultura.

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